Quanto accaduto la scorsa notte al carcere Don Bosco di Pisa riporta l’attenzione sul tema delle condizioni delle carceri e sulla necessità di un intervento immediato e strutturale.
Come Cgil Pisa abbiamo partecipato lo scorso luglio a un’iniziativa promossa dall’Alleanza per l’articolo 27, che ha permesso di aprire gli istituti penitenziari alla società civile e far luce sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, riaffermando il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti nella nostra Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale.
In quell’occasione denunciammo la grave situazione nella quale versa il carcere di Pisa, che risente di un’emergenza cronica: sovraffollamento, gravi carenze infrastrutturali, bagni a vista, mancanza di docce, infestazione da cimici non risolta a causa degli spazi ridotti e scarse opportunità di lavoro.
Una situazione ulteriormente aggravata dai trasferimenti repentini e in massa avvenuti dopo la parziale chiusura del carcere di Sollicciano.
I numeri raccolti durante la visita del 31 agosto restituiscono oggi un quadro ancora più grave: 304 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 195 posti, con un livello di sovraffollamento che rappresenta una vera emergenza strutturale.
Particolarmente preoccupante è la presenza di 36 persone detenute con problemi psichiatrici. Un dato che non può essere considerato marginale e che pone con forza il tema della presa in carico delle persone più fragili all’interno degli istituti penitenziari. La detenzione non può trasformarsi nell’unica risposta a situazioni di disagio psichico che richiederebbero adeguati percorsi sanitari, assistenziali e sociali, dentro e fuori dal carcere.
Anche la sezione femminile evidenzia una situazione di forte sovraffollamento: 35 detenute a fronte di 24 posti disponibili.
A fotografare la gravità delle condizioni detentive sono anche gli eventi critici registrati dall’inizio dell’anno: 68 atti di autolesionismo, 23 tentati suicidi, 71 aggressioni tra detenuti e 61 episodi di violenza, minaccia o oltraggio a pubblico ufficiale.
Numeri che non possono essere considerati semplicemente come una sommatoria di episodi, ma che restituiscono la dimensione di una crisi che riguarda complessivamente il sistema penitenziario e le condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti.
Il recente report “Diritti in carcere”, pubblicato dalla Cgil nazionale, fotografa una situazione sempre più lontana dai principi sanciti dall’articolo 27 della Costituzione, che impone di tendere al reinserimento della persona detenuta: spazi invivibili, condizioni spesso disumane, abbandono.
Il sistema detentivo è caratterizzato da molte, troppe criticità che si sommano al sovraffollamento. Il sintomo più evidente è il generale aumento dei suicidi e degli eventi critici, come nel caso di Pisa, che rappresentano l’indicatore di una condizione di vita in carcere che non può essere ignorata, dove la specifica vulnerabilità dovuta alla privazione della libertà si somma alle reali condizioni detentive e ad altre preesistenti fragilità individuali e sociali.
Le carceri sono piene di persone povere, immigrate, persone con problemi di dipendenza e persone con problemi di salute mentale. Condizioni di marginalità e vite difficili che dovrebbero trovare risposte nell’istruzione, in un reddito e in un lavoro dignitoso, nell’accesso ai servizi sanitari e sociali, in percorsi di cura e reinserimento.
La situazione del Don Bosco è segnata da sovraffollamento, carenze di organico, condizioni igieniche inaccettabili e dalla presenza di cimici. Elementi che, insieme alle altre criticità dell’istituto, restituiscono la gravità di una situazione che richiede risposte strutturali e non più soltanto interventi emergenziali. In queste condizioni, il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione rischia di essere svuotato nella sua sostanza.
Una condizione che si riversa inevitabilmente anche sulle lavoratrici e sui lavoratori del comparto, per i quali da tempo la Fp Cgil denuncia una crisi senza precedenti, caratterizzata da una grave carenza di organico e da condizioni di lavoro sempre più difficili e insostenibili, cui si aggiunge l’aumento delle aggressioni subite.
La carenza di personale, in un istituto segnato da sovraffollamento e da un numero così elevato di eventi critici, rende ancora più complessa la gestione quotidiana del carcere e incide sulle condizioni di sicurezza e di lavoro. Garantire organici adeguati significa garantire anche la possibilità di gestire in modo efficace le situazioni più complesse e di assicurare dignità e sicurezza tanto a chi è detenuto quanto a chi ogni giorno lavora all’interno dell’istituto.
Ma serve anche un cambio di prospettiva per investire concretamente nell’esecuzione penale esterna per ridurre il sovraffollamento, rafforzare i servizi sanitari e sociali, garantire percorsi adeguati alle persone con problemi psichiatrici, aumentare le opportunità di formazione e lavoro e costruire reali percorsi di reinserimento sociale.
Quanto accaduto al Don Bosco dimostra che non c’è più tempo per interventi parziali. Servono risorse, interventi strutturali, finanziamenti adeguati per le strutture e l’adeguamento degli organici della Polizia Penitenziaria, servono politiche che valorizzino il personale, servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre quindi il sovraffollamento, ma anche più opportunità di lavoro e reinserimento sociale.
CGIL PISA – FP CGIL PISA