Nota della Cgil Toscana in delegazione a Marcinelle nell’anniversario della strage sul lavoro:
A Bois du Cazier la memoria impone una scelta: stare dalla parte del lavoro, dell’antifascismo e della giustizia
A Bois du Cazier, nel luogo dove l’8 agosto 1956 persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani, la memoria continua a interrogare il presente. Tra loro anche tre toscani: Otello Bugliani, originario di Massa; Enrico Del Guasta, di Cascina (Pisa), partigiano e medaglia d’oro al valor civile; Romano Filippi, originario di Fiesole (Firenze).
La CGIL Toscana era presente insieme alla CGIL nazionale, ai compagni e alle compagne della FGTB belga e alle organizzazioni sindacali internazionali. Abbiamo ascoltato in silenzio il suono della campana scandire uno a uno i nomi delle vittime. Un momento di grande commozione, che ricorda come quella tragedia non sia stata una fatalità, ma il risultato di un sistema che considerava il profitto più importante della vita delle persone.
Per questo è apparso insopportabile ascoltare lezioni sul valore della vita, della dignità del lavoro e della memoria da esponenti della destra italiana ed europea che, ogni giorno, sostengono politiche che indeboliscono i diritti dei lavoratori, alimentano la precarietà e normalizzano culture politiche incompatibili con i valori dell’antifascismo.
E vogliamo essere molto chiari anche su un altro punto. Noi della CGIL Toscana eravamo lì. Siamo testimoni diretti di quanto è accaduto. Abbiamo ascoltato con il rispetto dovuto le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come abbiamo ascoltato in silenzio tutti gli interventi istituzionali. Per questo respingiamo ogni ricostruzione strumentale o falsa di quella giornata: la memoria delle vittime di Marcinelle merita verità, non propaganda.
Abbiamo ascoltato con il rispetto dovuto le parole autorevoli del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pur nel disagio provocato dalla presenza di tanti esponenti della destra italiana ed europea. Una contraddizione difficile da ignorare in un luogo che richiama i valori dell’antifascismo, della dignità del lavoro e della solidarietà tra i popoli, e che rende ancora più evidente la distanza tra quei principi e le scelte politiche di chi oggi governa.
A dare voce al significato autentico della commemorazione sono stati invece il sindaco di Charleroi Thomas Dermine e Luc Triangle, segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale.
Il sindaco della città, orgogliosamente antifascista, ha ricordato che la memoria non può essere una celebrazione vuota. Gli italiani morti a Bois du Cazier perché il profitto valeva più delle loro vite parlano ancora al presente. Parlano dei lavoratori migranti sfruttati oggi nelle campagne, nei cantieri, nella logistica e nei servizi. Parlano di una politica che preferisce indicare nello straniero il nemico invece di combattere sfruttamento, disuguaglianze e ricatto.
Luc Triangle ha ribadito che diritti del lavoro, giustizia sociale e democrazia sono il fondamento di una memoria viva. La strage di Marcinelle, come le continue morti sul lavoro che ancora oggi segnano l’Italia e l’Europa, non è una fatalità: è la conseguenza di un modello economico che mette il profitto davanti alla sicurezza e alla dignità delle persone e di una politica che troppo spesso lo rende possibile alimentando paura, divisioni e odio.
Noi rispondiamo in un solo modo: con l’unità internazionale del movimento sindacale, con la solidarietà senza confini, con la difesa dei diritti di tutte e di tutti.
Da Bois du Cazier torniamo con una convinzione ancora più forte: la memoria non è mai neutrale. Ricordare significa scegliere da che parte stare. Noi scegliamo la parte del lavoro, dell’antifascismo, della pace e della giustizia sociale.
Oggi, più che mai, ci siamo sentiti compagne e compagni di un unico popolo, senza barriere e profondamente antifascista.