Braccini (Fiom Livorno): “L’automotive mondiale cambia: l’Europa non può restare indietro”

La trasformazione dell’industria automobilistica non è più una prospettiva lontana: è già in corso e procede a una velocità impressionante. In Cina e negli Stati Uniti lo sviluppo delle tecnologie digitali applicate alla mobilità è già avanzato e in forte espansione. Non rappresenta ancora la normalità, ma indica con chiarezza la direzione del cambiamento, che riguarda l’evoluzione complessiva del settore più che la sostituzione immediata dei profili professionali esistenti.

Il punto, però, non è il singolo modello di mobilità. Il punto è che l’automobile del futuro sarà sempre più definita dal software, dall’intelligenza artificiale, dalle batterie, dai semiconduttori e dalla capacità di integrare servizi digitali. Il valore aggiunto non sarà più soltanto nella meccanica, ma nelle tecnologie che renderanno i veicoli intelligenti, connessi e sempre più autonomi.

Mentre Cina e Stati Uniti investono da anni in ricerca, innovazione e nuove piattaforme industriali, l’Europa fatica a tenere il passo. Le difficoltà attraversate da grandi gruppi come Volkswagen, impegnato in profonde riorganizzazioni per affrontare la nuova competizione globale, e le trasformazioni in corso in Stellantis, con una ridefinizione degli assetti produttivi e dei volumi industriali nei diversi Paesi europei, mostrano che la sfida non si gioca più soltanto sul costo del lavoro o sulla qualità produttiva, ma soprattutto sulla capacità di innovare.

Questa trasformazione coinvolge tutta la filiera europea e italiana. Molte aziende del nostro Paese producono componenti destinati ai principali costruttori europei e risentono direttamente delle loro scelte industriali. Non si tratta solo di un ritardo tecnologico, ma del segnale di una difficoltà più ampia nel presidiare le tecnologie che stanno ridefinendo l’intero settore automotive.

Anche sul territorio gli effetti sono già evidenti. Realtà industriali come Magna e Pierburg, nell’area livornese, attraversano una fase complessa segnata da ammortizzatori sociali, ristrutturazioni e cambiamenti degli assetti produttivi. Sono segnali concreti di una transizione che investe l’intera filiera europea e che colpisce territori già provati da anni di progressiva deindustrializzazione.

In questo scenario sarebbe un errore pensare che la risposta alla crisi industriale possa essere una semplice riconversione verso altri settori, compreso quello della difesa. Non è questa la direzione: la crisi dell’automotive non si supera spostando la produzione, ma rafforzando l’industria civile ad alto contenuto tecnologico. La sfida è rilanciare il manifatturiero strategico europeo, investendo in innovazione, ricerca e competenze.

Per questo non può esserci contrapposizione tra innovazione e lavoro. La vera sfida è governare il cambiamento, non subirlo. La transizione tecnologica deve diventare un’opportunità per creare nuova occupazione qualificata, rafforzare la ricerca e rilanciare la produzione industriale in Italia e in Europa.

Servono una vera politica industriale europea e nazionale, investimenti pubblici e privati, una strategia sull’innovazione, una politica energetica competitiva e un forte piano di formazione e riqualificazione dei lavoratori. La transizione non può essere scaricata sull’occupazione né lasciata alle sole logiche di mercato.

Il rischio più grande non è l’innovazione. Il rischio è restare fermi mentre il mondo cambia. Se l’Europa continuerà a rincorrere invece di guidare questa trasformazione, perderà competitività, capacità produttiva e posti di lavoro. Se invece saprà investire nelle nuove tecnologie e nelle competenze, potrà coniugare innovazione, qualità del lavoro e sviluppo industriale.

È questa la sfida che abbiamo davanti: non difendere il passato, ma costruire il futuro senza lasciare indietro i lavoratori. La transizione industriale sarà davvero un successo solo se saprà tenere insieme progresso tecnologico, giustizia sociale e buona occupazione.

Massimo Braccini
Segretario Generale FIOM Livorno

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