Presentato il XII Rapporto EBRET: per l’artigianato toscano un 2025 in chiaroscuro ed il 2026 non si annuncia migliore. Torna a crescere il ricorso alla cassa integrazione FSBA. Nel 2025 ha tenuto il fatturato (+1,6%) ma sono calati occupazione (-2,6%) e numero di imprese
Il XII Rapporto dell’Osservatorio EBRET, presentato oggi a Firenze dall’Ente Bilaterale dell’Artigianato Toscano, traccia un bilancio in “chiaroscuro” per il comparto artigiano della nostra regione. In un contesto globale segnato da instabilità geopolitica e nuove tensioni internazionali, l’artigianato toscano mostra segnali di tenuta sul fronte del giro d’affari ma sconta pesanti contraccolpi strutturali su occupazione e demografia d’impresa.
I numeri del 2025: fatturato in tenuta, ma calano imprese e occupazione. Le imprese artigiane toscane hanno chiuso il 2025 con una crescita del fatturato dell’1,6%, recuperando dopo la stasi del 2024. Di contro, la marginalità ha subito un netto peggioramento: la quota di imprenditori che ha visto ridursi i propri margini è salita dal 15 al 23%, con punte critiche nel settore legno-mobili e nella filiera pelle-calzature.
Sul fronte della nati-mortalità d’impresa, prosegue l’erosione del tessuto produttivo: il saldo tra iscrizioni e cessazioni registra un passivo di 619 unità e le cessazioni hanno raggiunto il livello più elevato dal 2019. Lo stock di imprese attive ha subìto il diciassettesimo calo annuale consecutivo, scendendo a circa 96.000 unità, 22.700 in meno rispetto al picco del 2008 (flessione del -19%).
Lavoro: perso il 2,6% dei dipendenti. Il dato più critico riguarda l’occupazione, con una perdita di oltre 6.500 addetti nel 2025, di cui quasi 3.600 dipendenti (-2,6%): si tratta della flessione più marcata dalla recessione del biennio 2012-2013, fatta eccezione per l’anno della pandemia.
Il calo ha colpito duramente il manifatturiero (oltre 3.300 le unità lavorative in meno, per una variazione del -4,7%), in particolare la filiera pelle-concia-calzature (-10,9% di dipendenti) e il settore dei prodotti in metallo (-5,3%). Una flessione meno marcata ha invece interessato il settore delle costruzioni (-0,8%), mentre in controtendenza è il complesso dei servizi artigiani (+0,5%).
Preoccupa anche il calo “qualitativo” della domanda di lavoro: i programmi di assunzione sono diminuiti dell’8,2%, penalizzando soprattutto le professioni ad elevata specializzazione (-26%), mentre è cresciuta la domanda di professioni non qualificate (+11%).
Dinamiche settoriali e territoriali
Il rapporto evidenzia un artigianato a più velocità in termini di volume d’affari:
Settori in crescita: buone performance di fatturato per l’abbigliamento (+5,2%), i servizi (+2,6%) e l’auto-riparazione (+4,2%).
Settori in crisi: Ancora in territorio negativo tessile (-1,1%) e filiera della pelle (-1,4%), che tuttavia mostra segnali di stabilizzazione dopo il crollo del 2023-2024. Il legno-mobili registra la performance peggiore con un -3,8%.
Geografia della crescita: A livello provinciale Siena guida la classifica (+4,3%), seguita da Arezzo, Firenze e Pisa (intorno al +2%). Vanno giù Pistoia (-1,3%) e Grosseto (-2,0%).
I motori della competitività: innovazione e giovani. Il Rapporto identifica chiaramente alcuni driver per il futuro:
– Innovazione. Le aziende che hanno innovato negli ultimi tre anni sono cresciute del 3,5%, contro il -1,2% di quelle “statiche”. In particolare, l’innovazione organizzativa emerge come una “leva moltiplicativa” capace di valorizzare gli investimenti tecnologici: le imprese che hanno adottato un mix di innovazione organizzativa/di prodotto sono cresciute del 10,1%. È dunque importante favorire una crescita della cultura organizzativa e delle capacità manageriali degli imprenditori artigiani.
– Giovani. Le imprese ad esclusiva conduzione giovanile (under 35) corrono più velocemente, con un incremento del fatturato dell’8,2%, ed anche le imprese in cui la presenza di giovani nel nucleo imprenditoriale è maggioritaria fanno segnare un risultato superiore alla media (+4,5%). Le imprese con la presenza di giovani “al timone” mostrano un maggior dinamismo ed un miglior posizionamento strategico, evidenziando la necessità di facilitare e sostenere processi di ricambio generazionale.
Finanza e Investimenti: segnali di risveglio
Dopo un 2024 ai minimi storici, la propensione ad investire è risalita, con il 29% delle imprese che ha effettuato investimenti nel 2025. I miglioramenti più significativi si sono registrati nella meccanica e nel tessile. Anche l’accesso al credito ha mostrato segni di lieve attenuazione delle difficoltà, sebbene i prestiti totali alle imprese artigiane abbiano continuato a contrarsi (-7%), segno di una domanda ancora debole.
Previsioni 2026: l’impatto del conflitto internazionale
Le prospettive per l’anno in corso sono dominate dall’incertezza legata alle tensioni tra USA e Iran. Il Rapporto delinea tre scenari possibili per il 2026:
– Scenario Base: prevede una sostanziale stazionarietà del fatturato (-0,3%).
– Scenario Moderato: in caso di crisi circoscritta nel tempo e sotto il profilo geografico, la flessione salirebbe al -1,3%.
– Scenario Grave: se il conflitto dovesse prolungarsi, è prevista una contrazione generalizzata del -3,3%, con tutti e 14 settori monitorati che finirebbero in territorio negativo.
I primi dati del 2026 confermano le preoccupazioni: nei primi quattro mesi dell’anno, la Toscana è diventata la regione italiana con il più alto ricorso al Fondo di Solidarietà Bilaterale (FSBA), con 6,4 milioni di euro erogati. L’impennata delle richieste, cresciute del 35% solo nel mese di aprile, è trainata dal settore metalmeccanico e orafo, quest’ultimo penalizzato dal blocco delle esportazioni verso i mercati medio-orientali.
La questione salariale
Infine, il rapporto sottolinea la persistente erosione del potere d’acquisto dei lavoratori. Nonostante un recupero delle retribuzioni reali nel 2025, al termine dell’anno i salari reali dei lavoratori artigiani risultavano ancora inferiori del 4,3% rispetto ai livelli del 2015. La nuova fiammata dei prezzi legata alla crisi energetica e geopolitica rischia di interrompere questo difficile percorso di recupero, con conseguenti ricadute su consumi e risparmi.
Il Rapporto EBRET è scaricabile dal sito www.ebret.it