Moda, sindacati fiorentini: ‘E’ a rischio un modello industriale e sociale’. Sciopero regionale dell’industria il 9 luglio. ‘Distretto da riprogettare, stop delocalizzazioni e più aggregazioni’
Dal 2019 a oggi, solo nella pelletteria in provincia di Firenze sono state chiuse 830 aziende, con 7.000 dipendenti, parzialmente riassorbiti da altri brand, mentre negli ultimi due anni l’aumento della cassa integrazione è stato del 250-260%. Sono alcuni dei numeri forniti da Cgil, Cisl e Uil oggi a Firenze per esemplificare la crisi del settore moda, in vista dello sciopero regionale dell’industria del 9 luglio, con manifestazione nel capoluogo toscano, concentramento alle 9:30 in piazzale Montelungo e arrivo in via Cavour, davanti alla prefettura.
I sindacati chiedono risposte urgenti per evitare il rischio di deindustrializzazione anche perché, dice il segretario fiorentino della Cgil Bernardo Marasco, “ci stiamo giocando non solo un modello industriale ma anche quello sociale”. Tra i punti evidenziati dai sindacati per ripensare il comparto, dove lavorano 50mila persone su un totale di 110mila in Toscana, l’ancoraggio al territorio, implementando le politiche di ‘reshoring’, riportando in Italia produzioni delocalizzate, e la necessità di filiere tracciabili e sostenibili. “Sfidiamo le griffe a venire al tavolo per riprogettare insieme il distretto. La crisi non la possono pagare i lavoratori, il capitalismo non può essere solo estrattivo, bisogna ricostruire insieme la qualità di questo distretto. E la qualità è fatta di legalità”, aggiunge Marasco, sollecitando maggiori controlli.
Altre richieste riguardano l’accesso al credito e sostegni finanziari per l’aggregazione e l’innovazione, la formazione e clausole occupazionali chiare nei fondi strutturali europei destinati alle Pmi. “Il concetto del ‘piccolo è bello’ oggi non funziona più”, aggiunge Claudio Gaudio, segretario della Cisl Firenze-Prato. “Ci vuole formazione e aggregazione di imprese. Regione ed enti locali” facilitino questi processi, “con la concessione di crediti e soprattutto con la formazione del personale, non solamente governando le uscite o le varie crisi”. “Non vogliamo tutelare solo le lavoratrici e i lavoratori, ma una comunità di manifattura – sottolinea anche Federica Montaghi della Uil Toscana – Quello che chiediamo alla Regione è attivare un tavolo di monitoraggio”, dove sia presente “chi prende le decisioni, perché sennò siamo punto e a capo. I brand ci devono mettere del loro”. (ANSA).
LA NOTA UNITARIA
L’allarme per la crisi del settore moda e le proposte per un rilancio. Cgil-Cisl-Uil Firenze presentano la piattaforma fiorentina all’interno dello sciopero regionale dell’industria del 9 luglio (con manifestazione nel capoluogo toscano): ancoraggio al territorio, legalità e qualificazione delle filiere, accesso al credito, formazione, fondi europei-clausole occupazionali
La crisi del settore moda e le proposte per rilanciarlo sono il contenuto principale che Cgil-Cisl-Uil Firenze, con le rispettive categorie interessate, portano all’interno della piattaforma dello sciopero generale regionale unitario dell’industria in programma il 9 luglio (con manifestazione nel capoluogo della Toscana). La moda ha sempre rappresentato un settore trainante dell’economia fiorentina e regionale nonché un patrimonio di saperi e strutture per il territorio fiorentino. Da qualche anno però il settore è attraversato da una crisi i cui numeri parlano chiaro (vedi allegato), una crisi alla quale vanno date risposte urgenti per evitare il rischio di deindustrializzazione e di perdita di lavoro buono e know-how.
LE PROPOSTE
1) L’ANCORAGGIO AL TERRITORIO. Chiediamo alla Regione di riconvocare il tavolo del settore coinvolgendo nel confronto anche i grandi gruppi presenti sul territorio, perché i grandi marchi devono mantenere i volumi produttivi nel nostro territorio. Per i brand il nostro territorio deve restare il punto di riferimento e l’eccellenza delle attività produttive, di ideazione e creazione del prodotto; ed essi debbono, quindi, implementare le politiche di reshoring. In un momento in cui si aprono nuovi mercati – come quello del Sudamerica, con l’accordo di libero scambio UE-Mercosur entrato in vigore il 1° maggio 2026 -, è ancora più importante che la produzione resti ancorata al territorio e che i benefici commerciali non si traducano in delocalizzazione. Il territorio ha una forte tradizione manifatturiera che deve essere preservata. I brand devono salvaguardare l’occupazione nel distretto e garantire il pieno utilizzo degli ammortizzatori sociali finalizzati alla tenuta occupazionale e delle professionalità nel territorio.
2) FILIERE LEGALI, TRACCIABILI, QUALIFICATE E SOSTENIBILI. Le filiere produttive del nostro distretto devono essere legali, tracciate, sostenibili, caratterizzate da lavoro di eccellenza e continuare ad essere composte da tutte le componenti merceologiche del ciclo produttivo. È necessario che i grandi marchi attuino politiche di accorciamento dei livelli di subfornitura, tenendo conto dell’assorbimento delle professionalità già presenti nelle stesse; si impegnino apertamente per la piena legalità delle proprie catene di fornitura in rapporto di collaborazione con gli enti di controllo pubblici e con le organizzazioni sindacali; si impegnino a garantire le marginalità per la sostenibilità economica dell’interezza della filiera produttiva. Su questi temi il sistema delle imprese e le sue rappresentanze sono chiamati ad assumere impegni condivisi, contribuendo attivamente alla definizione di regole e pratiche che garantiscano la sostenibilità dell’intera catena produttiva.
3) ACCESSO AL CREDITO E SOSTEGNI FINANZIARI. I brand devono impegnarsi a sostenere le filiere del territorio e la loro qualificazione, mettendo in campo forme di sostegno alla diversificazione, all’aggregazione, all’innovazione, alla tenuta finanziaria delle aziende delle catene di fornitura. In questo ambito è necessaria una sinergia con il soggetto pubblico per costruire strumenti condivisi di accesso al credito e di sostegno finanziario, in particolare per le imprese artigiane e di piccola dimensione che non dispongono delle risorse per affrontare da sole i processi di trasformazione. In particolare, gli investimenti in nuove tecnologie e intelligenza artificiale – oggi al centro del dibattito del settore – devono essere accompagnati da piani concreti di riqualificazione e formazione dei lavoratori, affinché l’innovazione rafforzi l’occupazione nel distretto anziché ridurla.
4) LA FORMAZIONE. La formazione professionale deve essere oggetto di una programmazione condivisa tra brand, sistema delle imprese, parti sociali e soggetto pubblico, valorizzando gli strumenti già esistenti — dagli enti bilaterali ai fondi interprofessionali — e costruendo percorsi mirati a preservare e rinnovare i saperi manifatturieri del distretto. Tali scelte di politica industriale devono essere condivise e co-progettate anche con il sistema delle imprese e le loro rappresentanze, in modo che la trasformazione tecnologica sia governata nell’interesse dell’intero distretto. I brand devono dare la loro disponibilità a partecipare ai tavoli istituzionali e, assieme al soggetto pubblico e alle organizzazioni sindacali, al sistema delle imprese e alle sue rappresentanze, definire linee di investimento sia pubbliche che private per riprodurre i saperi, la capacità di innovazione e la creatività delle nostre filiere, riprogettando, col contributo delle parti sociali, la qualità e la reattività del distretto di domani e l’eccellenza del lavoro sul nostro territorio.
5) FONDI EUROPEI E CLAUSOLE OCCUPAZIONALI. In questo quadro, chiediamo che i fondi strutturali europei destinati alle PMI toscane siano accompagnati da clausole occupazionali chiare e da bandi accessibili anche alle realtà artigianali più piccole, che costituiscono l’ossatura produttiva del nostro distretto, unitamente alla salvaguardia della filiera commerciale e logistica del nostro territorio, essenziale per garantire l’occupazione e la continuità dei flussi.
Firmato: Cgil Firenze, Cisl Fi-Po, Uil Toscana Coord.Firenze e categorie interessate (per la Cgil: Filctem, Fiom, Filcams, Filt)