Le recenti dichiarazioni del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana sul DDL Valditara lasciano profondamente perplessi: parlare di “co-responsabilizzazione” delle famiglie, attraverso il meccanismo del consenso preventivo, significa travisare radicalmente la missione della scuola pubblica e il valore dell’educazione sessuo-affettiva. Nessuno mette in discussione il ruolo insostituibile delle famiglie nel percorso di crescita di un f iglio. Tuttavia, la scuola ha un compito costituzionale diverso: garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dal contesto di provenienza, pari opportunità, strumenti critici e una base comune di valori civili, di rispetto e di autodeterminazione. Delegare al “consenso” della singola famiglia la partecipazione a percorsi educativi sull’affettività, sul consenso e sulla prevenzione della violenza significa, nei fatti, svuotare la scuola della sua funzione pedagogica. Rischiamo di creare disparità inaccettabili: le ragazze e i ragazzi che crescono in contesti dove questi temi sono ancora tabù verranno privati degli unici strumenti utili per decodificare il mondo, prevenire abusi e decostruire stereotipi dannosi. I percorsi di educazione alle relazioni non sono un’intrusione nella vita privata, ma un diritto di cittadinanza. Oggi le nostre studentesse e i nostri studenti sono immersi in una realtà complessa, in cui i modelli comportamentali sono distorti e triturati nel passaggio attraverso web e social media, veicoli di una narrazione troppo spesso falsata e fuorviante. Lasciarli soli di fronte a queste sfide, o peggio, alimentare un clima di allarme che spingerà le scuole a rinunciare a questi progetti per timore di conflitti, è un arretramento culturale che non possiamo permetterci. La violenza di genere non si combatte tra le mura domestiche, ma attraverso un lavoro di prevenzione strutturato, condotto da figure formate e competenti, capaci di ascoltare i bisogni che i giovani faticano a esprimere in famiglia per vergogna o timore. Come FLC CGIL Toscana chiediamo che la scuola rimanga, come sempre, un luogo aperto, inclusivo e coraggioso: in breve, che essa resti il presidio di democrazia indicato nella Costituzione. La paura di un diniego non può paralizzare l’azione educativa: non è il momento di alzare muri o di fare passi indietro rispetto alle conquiste fatte in anni di lavoro da insegnanti, operatori, centri antiviolenza e associazioni. Il cambiamento culturale è un percorso che va costruito insieme, come comunità educante, nell’interesse esclusivo del futuro delle nostre studentesse e studenti.
Firmato: il Segretario Generale FLC CGIL Toscana Pasquale Cuomo