Emergenza abitativa, a Firenze l’assemblea interregionale del Sunia. Critiche al Piano Casa del Governo

Emergenza abitativa, stamani in Cgil Toscana a Firenze l’assemblea interregionale del Sunia con istituzioni, enti gestori dell’Erp, cooperazione e mondo del sociale: “preoccupante” il quadro che emerge dai dati comparati di Toscana (dove una forte domanda di edilizia pubblica si somma all’elevato numero di alloggi non disponibili e al costo crescente del mercato privato), Emilia Romagna, Lazio, Marche, Umbria. Critiche al Piano Casa del Governo: “Si scarica sul mercato immobiliare e soprattutto sui grandi operatori privati il problema del disagio abitativo. Il diritto alla casa necessita di un forte intervento pubblico”, spiega il Sunia

Oggi a Firenze, presso il Salone Placido Rizzotto della CGIL Toscana, si è svolta l’Assemblea Interregionale Sunia Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria, dal titolo “Nuovi bisogni e risposte pubbliche. Oltre l’emergenza per politiche abitative strutturali. Verso un nuovo Piano Casa”. Un importante momento di confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali, enti gestori dell’edilizia residenziale pubblica, cooperazione e mondo del sociale sul tema del diritto all’abitare e sulla necessità di costruire politiche strutturali capaci di affrontare l’emergenza abitativa che attraversa il Paese.
“I numeri dell’emergenza abitativa delle 5 regioni coinvolte nel confronto presentano dati che evidenziano un forte scostamento tra le misure approvate dal consiglio dei ministri il 30 aprile con il DL 66 meglio conosciuto come Piano Casa e quanto il territorio richiede per affrontare seriamente la domanda espressa”, ha detto Fabio Seggiani, segretario generale Sunia Toscana e Firenze.

L’EMERGENZA ABITATIVA NELLE 5 REGIONI DEL CENTRO ITALIA
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L’analisi comparata dei principali indicatori relativi a Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria restituisce il quadro di una crisi abitativa che interessa tutto il Centro Italia ma che assume caratteristiche particolarmente preoccupanti in Toscana, dove alla forte domanda di edilizia pubblica si sommano l’elevato numero di alloggi non disponibili e il costo crescente del mercato privato.
Sul fronte del patrimonio abitativo pubblico, dati 2024, il Lazio dispone del maggior numero di alloggi ERP con oltre 85 mila unità, seguito da Emilia-Romagna e Toscana che si attestano rispettivamente a circa 55 mila e 50 mila alloggi. Tuttavia, il dato che merita maggiore attenzione non è soltanto la consistenza del patrimonio, ma la sua effettiva disponibilità.
In Toscana risultano infatti non assegnabili 4.763 alloggi ERP, pari al 9,5% del patrimonio complessivo. Una quota quasi doppia rispetto al Lazio (4,75%) e solo leggermente inferiore a quella registrata in Emilia-Romagna (10,8%) e nelle Marche (10,35%). Ancora più grave la situazione dell’Umbria, dove il 14% degli alloggi pubblici non può essere assegnato per mancanza di risorse destinate al recupero e alla manutenzione. Complessivamente, nelle cinque regioni considerate oltre 17 mila alloggi pubblici restano inutilizzati mentre decine di migliaia di famiglie attendono una risposta.
La domanda abitativa rappresenta infatti uno degli aspetti più significativi dell’analisi. La Toscana registra quasi 20 mila nuclei familiari in graduatoria ERP, superando persino il Lazio, che dispone di un patrimonio abitativo pubblico molto più ampio. Soltanto l’Emilia-Romagna presenta una situazione più critica, con quasi 30 mila famiglie in attesa di una casa popolare. Marche e Umbria evidenziano numeri inferiori, ma rapportati alla popolazione regionale confermano comunque una domanda consistente. Particolarmente rilevante è il rapporto tra alloggi indisponibili e famiglie in graduatoria. In Toscana gli alloggi oggi non assegnabili rappresentano quasi un quarto delle richieste presenti nelle graduatorie ERP. Ciò significa che il recupero del patrimonio inutilizzato potrebbe contribuire in modo significativo alla riduzione delle liste d’attesa senza la necessità di nuove costruzioni.
I dati sul disagio abitativo confermano ulteriormente questa lettura. Nel 2022 le richieste di contributo per l’affitto sono state oltre 134 mila nelle cinque regioni esaminate. L’Emilia-Romagna registra il dato più elevato con oltre 66 mila domande, ma la Toscana segue con più di 22 mila richieste, un valore che testimonia la crescente difficoltà delle famiglie nel sostenere i costi dell’abitare.
Anche gli sfratti esecutivi evidenziano situazioni di forte vulnerabilità sociale. Il Lazio guida la classifica con oltre 6.100 esecuzioni nel 2024, ma la Toscana si colloca al secondo posto con 2.454 sfratti, un dato molto vicino a quello dell’Emilia-Romagna (2.801) nonostante una popolazione inferiore. Marche e Umbria mostrano numeri più contenuti, ma comunque significativi rispetto alle rispettive dimensioni territoriali.
Sul versante economico emergono inoltre criticità legate alla sostenibilità della gestione del patrimonio pubblico. Toscana ed Emilia-Romagna r(dati 2024) egistrano livelli di morosità ERP superiori ai 40 milioni di euro, mentre il Lazio si attesta attorno a 1,25 miliardi. Questi dati non possono essere letti esclusivamente come indicatori di inefficienza gestionale, ma riflettono soprattutto le difficoltà economiche di una parte crescente degli assegnatari.
I canoni ERP rimangono infatti relativamente contenuti in tutte le regioni considerate: si va dai 100 euro medi mensili del Lazio ai 147 euro dell’Emilia-Romagna, passando per i 115 euro della Toscana. Ciò dimostra come la morosità sia strettamente collegata all’impoverimento delle famiglie piuttosto che al livello dei canoni.
La situazione appare ancora più critica se si osserva il mercato privato delle locazioni. Secondo gli ultimi dati, Toscana e Lazio presentano i valori più elevati tra tutte le regioni considerate, con canoni medi rispettivamente di 18,8 e 18,7 euro al metro quadrato. L’Emilia-Romagna si ferma a 13,7 euro, mentre Marche e Umbria registrano valori inferiori ai 10 euro. Il dato toscano evidenzia quindi una delle condizioni più sfavorevoli per chi cerca una casa sul mercato libero, soprattutto nelle aree urbane e turistiche dove la pressione degli affitti brevi e della rendita immobiliare contribuisce all’aumento dei prezzi.
Secondo il Sunia, “nel loro insieme, questi indicatori descrivono una situazione in cui la Toscana si trova contemporaneamente ad affrontare una forte domanda di casa pubblica, migliaia di alloggi ERP inutilizzati, un elevato numero di sfratti e uno dei mercati privati più costosi del Paese. Una combinazione che rende sempre più urgente l’adozione di politiche strutturali per l’abitare.Occorre innanzitutto finanziare il recupero degli alloggi pubblici oggi non assegnabili, rifinanziare in modo stabile il sostegno all’affitto, incrementare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e contenere l’aumento dei canoni sul mercato privato. Senza un intervento straordinario, il rischio è che il disagio abitativo continui ad ampliarsi, coinvolgendo non solo le fasce più fragili della popolazione ma anche lavoratori, pensionati e famiglie con redditi medi sempre più esclusi dal diritto alla casa”

LE CRITICHE AL PIANO CASA DEL GOVERNO

I punti critici del provvedimento, secondo il Sunia, sono diversi:
1) prevede una vendita di patrimonio pubblico quando questo risulta essere deficitario e rappresenta meno del 3% del patrimonio immobiliare residenziale;
2) mentre ci sono 75.000 nuclei famigliari in graduatoria per un alloggio pubblico nelle 5 regioni (350.000 in Italia), ci sono migliaia di alloggi non assegnati in attesa di risorse e con i 970 milioni spalmati in 5 anni si potranno riassegnare neanche il 50% di quelli oggi vuoti (17.000 nelle 5 regioni, 100.000 stimati a livello nazionale di cui 67.000 quelli delle Aziende di gestione pubbliche);
3) si centralizza la gestione delle risorse e della valutazione dei progetti sottraendo ai Comuni e alle Regioni il ruolo di programmazione e pianificazione degli interventi, con una evidente violazione delle peculiarità che il titolo V della costituzione assegna in materia di politiche abitative, ma soprattutto con l’evidente risultato di allungare i processi decisionali burocratici quando invece le proprietà degli immobili (Comuni e Aziende) potrebbero già avviare i bandi per i ripristini;
4) le risorse messe in campo per la realizzazione di nuove costruzioni di Edilizia Residenziale Sociale sono esigue, in parte già assegnate per altri progetti alle Regioni e ben lontane dalla promessa di 100.000 alloggi. Risorse queste eventualmente offerte ad investitori privati per la realizzazione di progetti ben distanti dall’offrire alloggi a canoni o mutui con importi mensili compatibili con nuclei che hanno ISEE attorno ai 15.000 annui che sono quelli che oggi non trovano sul mercato un alloggio.

Per il Sunia, “il Piano Casa del Governo nasconde la svendita del patrimonio di edilizia pubblica, l’apertura alla rendita immobiliare senza misure che mettano al riparo dai rischi della speculazione e la definitiva abdicazione dello Stato al proprio ruolo di garanzia dei diritti sociali. In sostanza, si scarica sul mercato immobiliare e soprattutto sui grandi operatori privati il problema del disagio abitativo. Il diritto alla casa necessita di un forte intervento pubblico. Non si può delegare al solo mercato privato: serve una politica sociale e industriale sulla casa che nel Piano non si ravvisa”

L’ASSEMBLEA

All’assemblea sono intervenuti: Gessica Beneforti (segreteria Cgil Toscana), Fabio Seggiani, (Segretario Generale SUNIA Toscana e Firenze), Giovanni Paglia (Assessore alle Politiche Abitative della Regione Emilia-Romagna), Lina Taddei (Presidente di ACER Ravenna e Coordinatrice delle ACER Emilia-Romagna), Alessandra Nardini (Assessora alle Politiche Abitative della Regione Toscana), Nicola Paulesu (Assessore alle Politiche Abitative della Città Metropolitana di Firenze), Costanza Spera (Assessora alle Politiche Abitative del Comune di Perugia), Fabio Barcaioli (Assessore alle Politiche Abitative della Regione Umbria), Andrea Napoletano (Direttore Generale di ATER Umbria), Marzio Mori (Caritas Toscana), Andrea Tobia Zevi (Assessore alle Politiche Abitative del Comune di Roma), Laura Mariani (Dipartimento Politiche Abitative CGIL Nazionale), Laerte Grimaldi (Presidente di Lega Coop Abitare Umbria), Marco Galante (Presidente di Confcooperative Habitat Emilia-Romagna), Cristina Piastrelli (Segreteria Nazionale SUNIA).

LE PAROLE DELLA CGIL TOSCANA

Ha detto Gessica Beneforti, segreteria Cgil Toscana: “L’emergenza abitativa non è più una questione che riguarda soltanto le famiglie più fragili e in condizioni di povertà. In Toscana, come nel resto del Paese, siamo di fronte a un problema strutturale che coinvolge una fascia sempre più ampia della popolazione: lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, giovani, famiglie che pur avendo un reddito non riescono ad accedere né al mercato privato né all’edilizia residenziale pubblica. Per questo riteniamo del tutto insufficiente il Piano Casa del Governo. Le risorse stanziate non sono adeguate alla dimensione del problema e manca una visione complessiva capace di riconoscere il diritto all’abitare come uno dei diritti fondamentali della persona, al pari della sanità, dell’istruzione e del lavoro. Negli ultimi anni i tagli alle politiche abitative nazionali hanno indebolito fortemente la capacità di intervento dei territori. L’azzeramento di strumenti fondamentali come il Fondo per la morosità incolpevole e la drastica riduzione delle risorse destinate al sostegno dell’affitto hanno lasciato Comuni e Regioni senza gli strumenti necessari per rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini. La Regione Toscana, pur nei limiti delle proprie competenze e delle risorse disponibili, ha cercato di mantenere alta l’attenzione sul tema e di costruire risposte condivise con le parti sociali. Tuttavia, senza un forte intervento nazionale, sarà impossibile affrontare una crisi che continua ad aggravarsi. Servono investimenti straordinari nell’edilizia residenziale pubblica e sociale, il recupero del patrimonio abitativo esistente, il rifinanziamento dei fondi di sostegno agli affitti e una regolamentazione più efficace dei fenomeni che stanno trasformando le città e comprimendo il diritto alla casa, a partire dalla proliferazione degli affitti brevi turistici, dalla gentrificazione e dalla crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare. La casa non può essere considerata soltanto una merce o una fonte di rendita. Deve tornare a essere un diritto garantito e accessibile. Per questo la CGIL Toscana sostiene ogni iniziativa di mobilitazione volta a chiedere un cambio radicale delle politiche abitative nazionali e a costruire un modello di sviluppo fondato sulla giustizia sociale, sulla coesione delle comunità e sulla tutela dei diritti delle persone. Senza il diritto all’abitare non può esserci inclusione, non può esserci uguaglianza e non può esserci una vera cittadinanza sociale”.

COSI’ IN ANSA

Sunia, 17mila alloggi Erp non assegnati nelle regioni dell’Italia centrale
‘Emergenza abitativa: 75.000 famiglie in attesa, nel 2024 quasi 13mila sfratti’

Oltre 17.000 alloggi Erp non assegnati per carenza di risorse, 75.164 nuclei in graduatoria e, dati relativi al 2024, 12.827 sfratti esecutivi. Sono alcuni dei numeri dell’emergenza abitativa dell’Italia centrale – Lazio, Toscana Emilia Romagna, Marche e Umbria – di cui si è discusso a Firenze, nell’assemblea interregionale del Sunia.
La crisi ha caratteristiche particolarmente preoccupanti in Toscana, dove la forte domanda di edilizia pubblica si somma all’elevato numero di alloggi non disponibili (4.763, il 9,5% del totale) e al costo crescente degli affitti (18,8 euro/mq), Per quanto riguarda l’effettiva disponibilità di alloggi Erp la situazione più grave è in Umbria, con il 14% che non può essere assegnato, quindi Emilia-Romagna (10,8%) e Marche (10,35%), infine Lazio (4,75%). La situazione più critica per le graduatorie è in Emilia Romagna, con 29.887 famiglie in attesa, quindi la Toscana con 19.922, più del Lazio che si attesta a 17.805. Marche e Umbria evidenziano numeri inferiori, 3.350 e 4.200.
In crescita anche le richieste di contributo affitto, quasi 135.000 nel 2022: in testa Emilia Romagna con 66.500 domande, quindi Lazio con più di 29.000 e Toscana con oltre 22.000. Aumentano poi gli sfratti esecutivi: nel 2024 oltre 6.100 nel Lazio, 2.801 in Emilia Romagna e 2.454 in Toscana, quindi 921 nelle Marche e 550 in Umbria. Restano contenuti i canoni Erp, si va dai 100 euro medi mensili del Lazio ai 147 euro dell’Emilia-Romagna, passando per i 115 euro della Toscana. Cresce invece il costo delle locazioni: in Toscana e Lazio canoni medi rispettivamente di 18,8 e 18,7 euro al metro quadro; va meglio in Emilia Romagna, 13,7, valori sotto ai 10 euro in Marche e Umbria.
“Il diritto alla casa, che insieme al lavoro, istruzione e cura dovrebbe essere uno dei quattro pilastri per una vita dignitosa, in Italia è negato”, commenta Fabio Seggani segretario Sunia Toscana. “L’edilizia pubblica che oramai ha un ruolo prevalentemente di emergenza e quindi con l’incasso degli affitti non garantisce assolutamente la la manutenzione”, aggiunge Valentino Minarelli segretario Sunia Emilia Romagna, che evidenzia anche “l’inadeguatezza dell’edilizia residenziale sociale, in quanto gli investimenti privati portano poi a mutui e affitti non compatibili con un reddito da lavoro dipendente e da pensionato”. (ANSA).

Piano casa, assessora Toscana ‘Governo si confronti con le Regioni’
Nardini ‘risorse insufficienti, no a dismissione alloggi ed a troppi poteri commissario’

Sul piano casa “reputiamo che un confronto sia assolutamente necessario”, con il Governo .”Come Regioni, di tutti i colori politici, abbiamo presentato degli emendamenti, ne abbiamo discusso nei giorni scorsi all’interno della commissione della Conferenza delle Regioni competente per materia. E tutti hanno riportato quelle che sono le criticità evidenti, rispetto a un piano che il Paese, le famiglie, le persone aspettano da tempo”. E’ quanto ha detto a Firenze, a margine dell’assemblea interregionale del Sunia, Alessandra Nardini, assessora alle politiche abitative della Toscana.
Entrando nello specifico, ha proseguito, “le risorse sicuramente non sono sufficienti. Ma accanto a questo ci sono proprio problematiche evidenti. Penso al ruolo delle Regioni che non viene assolutamente riconosciuto, anzi, come spesso purtroppo accade con questo Governo viene completamente bypassato”. Ma non solo: “Si intende dismettere gli alloggi pubblici – ha detto ancora Nardini -. E anche il fatto che si diano dei ruoli non ben specificati, ma comunque larghissimi, di potere al commissario, desta grande preoccupazione. Le Regioni hanno chiesto invece di restringerne il campo delle competenze”.
L’auspicio di Nardini “è che dal Governo ci sia una disponibilità al confronto”, finora mancata. “Abbiamo appreso del piano direttamente quando è circolata la prima bozza”. “Noi abbiamo lavorato con i nostri uffici e proposto emendamenti puntuali”, c’è “una proposta comune” di tutte le Regioni”. Perciò l’appello è ad “aprire un tavolo di confronto serio”. “Chiediamo – ha concluso – che questo piano casa davvero serva alle persone, alle cittadine e cittadini, sempre più numerosi, che sono in grandi difficoltà”. (ANSA).

Sunia, la casa è un problema serio, piano del governo pieno di discrepanze
‘Non si risolve emergenza vendendo patrimonio pubblico. E le risorse sono insufficienti’

“Finalmente si sta provando a rimettere la casa al centro delle politiche del governo, ma non è questo il modo, non è questo il rispetto che un problema serio come quello della casa merita”. A dirlo, a margine dell’assemblea interregionale del Sunia delle regioni dell’Italia centrale, oggi a Firenze, è la segretaria nazionale del sindacato, Cristina Piastrelli, che parla di “discrepanze forti”.
La prima, spiega, “è già nel preambolo. Si annuncia un provvedimento che deve andare a risolvere un problema urgente, che c’è adesso, con un piano decennale. E questa già da sé è una contraddizione. Nello stesso tempo si prevede per attuare questo piano, la vendita e quindi la dismissione del patrimonio pubblico, cioè privatizziamo un bene comune. Vendendo le case popolari, come pensiamo di andare poi a risolvere un’emergenza?”.
Ma la segretaria del Sunia è critica anche sulle risorse annunciate dal governo: “Se facciamo il conto, 970 milioni di euro possono essere sufficienti a ristrutturare o risistemare i 60.000 alloggi?”, con la media che è di poco più di 16.000 euro ad abitazione. “Sono numeri di propaganda, non realizzabili”. E un’altra discrepanza, sottolinea, “mentre si annuncia la vendita degli alloggi popolari è la velocizzazione degli sfratti. Dove vanno queste persone?”. Per Piastrelli prima di fare annunci “era necessaria la condivisione e la concertazione con chi come noi come gli amministratori, gli Istituti delle case popolari vive giornalmente questo problema e può dare un contributo”. “Rifinanziamo i fondi, partiamo da qui, partiamo non con la vendita del patrimonio pubblico, ma con la risistemazione di tutti quegli alloggi inagibili”.
Laura Mariani del dipartimento politiche abitative della Cgil nazionale evidenzia “il disinvestimento pubblico che ormai va avanti da decenni. A livello centrale si è abdicato al ruolo programmatorio, strategico, riformatorio”. Ed anche lei evidenzia l’assenza di dialogo: “Sul piano casa, che non risponde ai bisogni di ampie fasce di popolazione, sono stati fatti cinque tavoli di confronto ma le parti civili, le associazioni, i sindacati non sono neanche stati coinvolti”. (ANSA).

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