Sindacati e aziende artigiane pisane, crisi moda è strutturale, interventi urgenti
In 6 mesi di monitoraggio individuate 101 imprese in difficoltà e 819 lavoratori
Aumento dei costi energetici, ricadute sul piano internazionale, calo del lavoro e un ricorso agli ammortizzatori sociali che resta elevato. Resta fortemente critica la situazione del settore pelle-moda della provincia di Pisa con ulteriori preoccupazioni per occupazione e redditi. E’ la fotografia scattata dopo sei mesi di attività della Commissione bilaterale provinciale pisana al tessuto produttivo del territorio: 101 aziende che, dal primo luglio 2025 al 30 gennaio 2026 vi si sono rivolte per accedere alle prestazioni del Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato, per un tolate di 819 lavoratori coinvolti e 145 accessi complessivi.
“Il settore maggiormente colpito – osserva una nota della Commissione composta da rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Cna, Confartigianato e Casartigiani – è quello della moda, che rappresenta il 75,2% delle aziende coinvolte: 76 imprese su 101, di cui 46 nel comparto calzaturiero e 26 nella pelletteria. Ancora più significativo il dato delle richieste reiterate: 34 aziende, un terzo del totale, sono tornate più volte in Commissione nel corso del semestre, in alcuni casi fino a quattro volte. Un segnale evidente di una crisi che non si esaurisce nel breve periodo, ma tende a cronicizzarsi. Emerge tuttavia anche il senso di responsabilità delle imprese perché nessuna di quelle che ha presentato più richieste ha ridotto il personale”. Per provare a uscire dalla crisi la Commissione chiede “il rafforzamento della governance di filiera e del confronto con i grandi committenti, la revisione dei bandi regionali, per renderli realmente accessibili alle micro e piccole imprese, il sostegno alle aggregazioni tra imprese e investimenti su formazione e competenze”. Del resto, conclude Francesco Oppedisano, presidente della Cna e della Commissione bilaterale, “l’entità di una crisi di natura strutturale non può essere affrontata esclusivamente a livello locale ed è quindi indispensabile e non più rinviabile l’immediata convocazione dei tavoli di confronto regionale e nazionale”. (ANSA).