Incendi boschivi, FP CGIL: «Il sottosegretario Prisco lasci stare la propaganda e dia ai Vigili del Fuoco il personale che il suo Governo ha tagliato»
Mentre il Monte Faeta bruciava e migliaia di persone venivano evacuate, sul campo c’erano i Vigili del Fuoco, la Regione Toscana, il volontariato antincendio boschivo e la protezione civile. A loro va il nostro ringraziamento. Sui giornali, invece, qualche giorno fa, è arrivato il Sottosegretario Prisco a spiegare di chi sarebbe la colpa. Una scelta che la FP CGIL respinge con nettezza.
«Il Sottosegretario all’Interno, durante la sua visita al comando provinciale dei vigili del fuoco di Pisa, ha accusato la Toscana di “investire poco” sugli incendi — dichiara la FP CGIL —. Ma è una ricostruzione capovolta. La collaborazione tra Regione e Vigili del Fuoco in Toscana esiste da oltre vent’anni, si è rafforzata nel tempo e ha prodotto risultati concreti: tempi di intervento più rapidi e meno ettari percorsi dal fuoco. Chi ha davvero tagliato sul soccorso pubblico in questi anni è lo Stato, non la Regione. Prisco rappresenta il Governo che ha la responsabilità diretta degli organici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Se in provincia di Pisa e in Toscana mancano uomini e squadre, e ogni giorno, come più volte pubblicamente denunciato dalla FP CGIL, si declassa o si sopprime una o più sedi per mancanza di risorse umane, la domanda quindi va girata a lui: quante assunzioni stabili, quanti distaccamenti potenziati, quante risorse certe e pluriennali? Venire a fare la morale alla Regione, dopo anni di sotto-organico del Corpo, è un’operazione politica, non la difesa dei Vigili del Fuoco».
La FP CGIL non accetta che un’emergenza che ha messo in pericolo migliaia di cittadini venga usata come clava nello scontro Governo–Regione. I Vigili del Fuoco non sono una bandierina da agitare in campagna permanente: sono lavoratori dello Stato lasciati troppo spesso senza personale e senza mezzi adeguati. Sulle polemiche pretestuose non sfugge alla FP CGIL che, sulla scia delle dichiarazioni del Sottosegretario, si è mossa anche una certa sigla sindacale vicina al Governo, che sul tema dei Direttori delle Operazioni di Spegnimento sceglie un bersaglio comodo — la Regione — ed evita accuratamente quello scomodo: il proprio referente politico.
«Si grida alla “compressione del ruolo” dei D.O.S. (Direttori Operazioni Spegnimento) — dichiara la FP CGIL — ma si dimentica che è la legge ad affidare alle Regioni l’organizzazione dell’antincendio boschivo, e che la Toscana ha costruito uno dei sistemi più strutturati d’Italia. Trasformare una materia tecnica in un processo alla Regione è una scorciatoia politica, non la tutela del personale».
C’è di più, e va spiegato ai cittadini. «Il Corpo Nazionale forma i suoi operatori con una preparazione di base solida ma generale, valida in tutta Italia — dichiara la FP CGIL —. Quella formazione, però, va completata in ogni Regione, a cura della Regione e non di altri, sia per le competenze che la legge le assegna sia perché è la Regione a conoscere il proprio territorio: i piani operativi, l’organizzazione locale, la vegetazione, i rischi, le risorse, le infrastrutture. Chiamare “abilitazione impropria” questo completamento significa non sapere di cosa si parla, oppure fingere di non saperlo per fini polemici. Senza la conoscenza del contesto nessun operatore, per quanto bravo, può dirigere davvero le operazioni su quel territorio».
«Se davvero si vuole valorizzare la professionalità dei D.O.S. dei Vigili del Fuoco — prosegue la FP CGIL — la strada è una sola: più personale, più formazione, più risorse. Tutte cose che dipendono dal Ministero, cioè da chi quelle stesse voci si guardano bene dal chiamare in causa. Difendere i pompieri significa pretendere investimenti dallo Stato, non cercare un nemico in Regione per fare un favore al Governo».
«La nostra posizione è chiara — conclude la FP CGIL —: ponti, non muri. Ma i ponti li costruisce chi mette risorse e personale, non chi alimenta la rissa per coprire i tagli del proprio Governo. La sicurezza dei cittadini e di chi lavora nel soccorso merita serietà, non propaganda.»