Toscana, in arrivo mozione in Consiglio regionale per “banche disarmate”. La Cgil: “Atto importante”

Mozione Avs in Consiglio regionale Toscana per ‘banche disarmate’. Fratoianni, ‘l’economia di pace si fa ogni giorno’, ‘si deve sapere dove vanno i soldi’. Romano (Cgil Toscana): “Un atto importante, affronta una questione che viene spesso considerata tecnica, ma che in realtà è profondamente politica: come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quale modello di società contribuiscono a sostenere”

“E’ bene che tutte e tutti, cittadine e cittadini, sappiano dove vanno i loro soldi, come vengono investiti, utilizzati e possano scegliere”, perché “la pace contro la guerra, l’economia di pace contro l’economia di guerra si costruisce giorno per giorno”. Lo ha affermato Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e Avs, in occasione della presentazione alla stampa della mozione ‘Banche disarmate’, proposta dal gruppo di Avs in Consiglio regionale della Toscana. Alla presentazione ha partecipato Anna Maria Romano della segreteria Cgil Toscana.
“Credo che questa scelta, questa iniziativa sia un’iniziativa molto importante”, ha detto, la mozione, che vede come primo firmatario il capogruppo di Avs Lorenzo Falchi, mira a impegnare la Regione a introdurre criteri etici nei propri servizi di tesoreria e bancari, premiando quegli istituti di credito che escludono il finanziamento alla produzione e al commercio di armamenti. L’idea è quella di “un’indicazione di sostenibilità, di etica nella gestione della finanza, anche in particolare delle risorse pubbliche, cioè di tutti i cittadini”, ha spiegato Falchi.
“Questa mozione, questa proposta del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Toscana, va nella direzione giusta – ha concluso Fratoianni – e dimostra come anche negli enti locali, nelle Regioni in questo caso, sia possibile costruire una pratica che concretamente va in una direzione diversa, quella del no al riarmo, del disarmo e della trasparenza”.

Ha detto Anna Maria Romano: “Ringrazio il Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi e tutte le realtà che hanno promosso questa iniziativa. La mozione Banche Disarmate affronta una questione che viene spesso considerata tecnica, ma che in realtà è profondamente politica: come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quale modello di società contribuiscono a sostenere.
Noi pensiamo che la finanza non sia neutrale. Le scelte delle banche incidono sull’economia, sulla qualità della democrazia, sulle priorità di sviluppo e persino sulla possibilità di costruire pace oppure alimentare conflitti.
Per questo è importante che anche le istituzioni pubbliche si assumano una responsabilità chiara e coerente.
In un momento storico segnato da guerre sempre più estese, dalla corsa al riarmo e da una progressiva normalizzazione dell’economia di guerra, crediamo sia giusto aprire una discussione pubblica sul rapporto tra finanza, industria bellica e interesse collettivo.
Non stiamo parlando di un tema astratto. Stiamo parlando di risorse pubbliche, cioè risorse delle cittadine e dei cittadini toscani. E allora è legittimo chiedersi: è coerente che soldi pubblici transitino attraverso istituti che finanziano la produzione e il commercio di armamenti? Noi crediamo di no.
Pensiamo invece che il pubblico debba orientare le proprie scelte verso criteri di responsabilità sociale ed etica, premiando quegli istituti che investono nella sostenibilità, nel lavoro di qualità, nella coesione sociale, nella transizione ecologica e nella pace.
Come CGIL Toscana sentiamo questa discussione molto vicina. Perché la pace non è separata dal lavoro e dalla giustizia sociale. Ogni volta che crescono le spese militari e si alimentano economie fondate sul conflitto, si riducono gli spazi per gli investimenti nei diritti, nel welfare, nella sanità pubblica, nella scuola, nella sicurezza sociale. E sappiamo bene che a pagare il prezzo delle guerre e delle disuguaglianze sono sempre le persone più fragili, il lavoro povero, i giovani, le lavoratrici e i lavora. Per questo consideriamo importante questa mozione. Perché prova a tradurre valori costituzionali — il ripudio della guerra, la solidarietà, la funzione sociale dell’economia — in una scelta amministrativa concreta. La Toscana può dare un segnale importante al Paese: affermare che anche attraverso i propri rapporti bancari e finanziari un’istituzione pubblica può scegliere da che parte stare. Perché ogni euro pubblico è una scelta politica. E la pace si costruisce anche con la coerenza delle scelte economiche”.

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