Il Teatro Bolognini di Pistoia ha ospitato stamani l’iniziativa “Pistoia: l’industria tra storia e prospettive”, un importante momento di riflessione e confronto dedicato all’evoluzione del tessuto industriale locale e alle sfide future del lavoro. L’iniziativa è stata promossa da CGIL Prato-Pistoia, CGIL Toscana e Fondazione Valore Lavoro, con il contributo della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero della Cultura. Sono intervenuti in apertura Daniele Quiriconi, già segretario generale CGIL Pistoia, e la regista Silvia Scali, a cui è seguita la proiezione del documentario da loro realizzato “Fabbriche – 50 anni di industria e vertenze in provincia di Pistoia in parole e immagini”, documentario che ripercorre mezzo secolo di storia industriale e sociale del territorio.
Sono successivamente intervenuti: Daniele Gioffredi, segretario generale CGIL Prato Pistoia; la sindaca di Pistoia Anna Maria Celesti e di Giovanni Capecchi, candidato sindaco; Fabia Romagnoli, presidente Confindustria Toscana Nord; Bernard Dika, consigliere regionale; Rossano Rossi, segretario generale CGIL Toscana. Le conclusioni sono state affidate a Maurizio Landini, segretario generale CGIL
Landini, senza industria non c’è futuro
Segretario Cgil a Pistoia per la presentazione del docufilm ‘Fabbriche’
“Sicuramente siamo in presenza di una crisi industriale e una riduzione in questi anni del ruolo dell’industria nel nostro Paese e noi pensiamo che senza industria non c’è futuro”. Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, intervenendo oggi a Pistoia alla presentazione di ‘Fabbriche’, il docufilm realizzato grazie al patrimonio archivistico di Cgil, Fondazione Valore Lavoro, Rai e testate locali, che ripercorre l’evoluzione economica del territorio a partire dal 1975.
“C’è un problema di investire e di rilanciare con forza un nuovo sistema produttivo – ha aggiunto Landini -. Questo vuol dire investire sulle energie rinnovabili e oggi uno dei temi fondamentali è il costo dell’energia, che rischia di far saltare molte imprese e anche i bilanci delle famiglie. E c’è un problema anche di investimento che riguarda le nuove tecnologie e la qualità del lavoro e delle produzioni che vengono realizzate”.
Landini, paghiamo 25 anni di assenza di politica industriale
‘Ridotti sia gli investimenti pubblici che quelli privati’
“In questi ultimi 20-25 anni noi abbiamo pagato l’assenza di una politica industriale degna di questo nome, non a caso si sono ridotti sia gli investimenti pubblici che gli investimenti privati”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo a Pistoia ad una iniziativa della Camera del lavoro locale.
“Tra l’altro – ha aggiunto – il Piano nazionale di ripresa e resilienza, soldi che l’Europa aveva messo a disposizione, non sono stati tutti investiti, ma a giugno finiscono, e quindi siamo ad un passaggio molto delicato e siamo in un contesto in cui, lo diciamo con molta forza, oggi non è il momento di investire in armi, oggi è il momento di investire sulle nuove tecnologie e sui diritti fondamentali delle persone”. (ANSA).
Landini, cambiare modello di impresa per ridurre infortuni e morti sul lavoro
‘Più 60% sono dipendenti aziende in appalto, in subappalto e in alcuni casi lavoro nero’
“Quello che va messo in discussione è il modello di impresa che si è affermato in questi anni”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo a Pistoia ad una iniziativa della Camera del lavoro locale, a proposito della sicurezza nei luoghi di lavoro.
“Se noi andiamo a vedere i numeri – ha aggiunto -, più del 60% degli infortuni e dei morti sul lavoro sono dipendenti di aziende in appalto, in subappalto e in alcuni casi che lavorano in nero. Quindi il modello di fare impresa, che si è affermato in questi anni è quello che sta portando l’aumento degli infortuni e delle morti sul lavoro, perché se passa la logica del massimo profitto e del massimo ribasso è evidente che la salute e la sicurezza non contano più nulla”. (ANSA).
LE DICHIARAZIONI DI DANIELE GIOFFREDI, SEGRETARIO GENERALE CGIL PISTOIA
“L’iniziativa di oggi non è soltanto un momento di memoria, ma rappresenta soprattutto un impegno concreto per il futuro del nostro territorio. Pistoia ha una storia industriale importante: negli anni ’70 era tra le prime 15 province industrializzate d’Italia, con quasi il 60% degli occupati nell’industria. Oggi siamo scesi sotto il 20%, sostituiti da un terziario spesso povero, caratterizzato da precarietà e bassi salari. Questo è il punto da cui dobbiamo ripartire. Non possiamo accettare che Pistoia resti in fondo alle classifiche regionali per reddito, qualità del lavoro e investimenti. Serve una strategia chiara: riportare attività produttive, attrarre investimenti e rilanciare una manifattura moderna e sostenibile. Per la CGIL, il lavoro stabile e di qualità deve tornare ad essere la priorità assoluta per la politica e per le amministrazioni locali. Solo così potremo offrire ai giovani una vera possibilità di scelta: restare qui, costruire il proprio futuro a Pistoia, oppure partire per ambizione e non per necessità. Rilanciare l’industria significa rilanciare tutto il territorio, perché da lì dipende anche la qualità degli altri settori economici. È una sfida che riguarda tutti e che non possiamo più rimandare.”
LE DICHIARAZIONI DI ROSSANO ROSSI, SEGRETARIO GENERALE CGIL TOSCANA
«Lo stato dell’arte dell’occupazione, anche nella provincia di Pistoia, merita una riflessione approfondita. Siamo di fronte a una crisi che, in linea con il resto della Toscana, colpisce in modo particolare il settore manifatturiero e industriale. Una crisi che non viene compensata da un terziario ancora troppo debole. I servizi, compreso il turismo, rappresentano certamente una componente importante dell’occupazione e per noi sono un valore, ma si tratta troppo spesso di lavoro povero, caratterizzato da salari bassi e da forme contrattuali precarie. Il manifatturiero, che storicamente è stato il motore dell’economia toscana e anche del territorio pistoiese, sta invece attraversando una fase critica. Aumentano le ore di cassa integrazione, in particolare quella straordinaria, che è la forma più preoccupante perché spesso anticipa processi di crisi irreversibili e perdita di posti di lavoro. È quindi il momento di aprire una riflessione seria e individuare strategie e contromisure per uscire da questa situazione. A livello nazionale registriamo ancora poche risposte strutturate, mentre a livello regionale si stanno facendo alcuni tentativi. Ma serve innanzitutto un’analisi puntuale e condivisa della situazione, per costruire interventi efficaci e dare risposte adeguate alle lavoratrici e ai lavoratori»
LE DICHIARAZIONI DI DANIELE QUIRICONI
“Non è una operazione nostalgia, con questo video-documentario vogliamo riflettere su ciò che abbiamo alle spalle e su come essere capaci di progettare il futuro”