Sanità privata in sciopero, in tanti/e dalla Toscana alla manifestazione a Roma

Sono stati di nuovo a braccia incrociate, oggi, i lavoratori e le lavoratrici della sanità privata, per il rinnovo dei Contratti. Alta l’adesione (80-90%). Aiop e Aris non rinnovano i contratti scaduti da 8 anni quelli della sanità privata e da 14 quelli Rsa, perché vorrebbero che gli aumenti contrattuali, invece che a carico loro, come è ovvio, fossero totalmente rimborsati da Regioni e Stato. È inaccettabile secondo i sindacati che le organizzazioni datoriali subordinino il confronto sul rinnovo dei contratti a quello che sembra assomigliare ad un ricatto.

Eppure, ricordano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, i bilanci di quelle aziende sono felicemente in attivo e i profitti delle stesse non fanno che aumentare, visto tra l’altro che – grazie alle convenzioni con il pubblico – quelle aziende non hanno rischio di impresa. Ora, che i giusti aumenti contrattuali siano nuovamente scaricati sul pubblico risulta francamente inaccettabile.

E i professionisti sanitari dipendenti Aiop e Aris stamani si son fatti vedere e sentire alla manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma (presenti tanti e tante dalla Toscana), per ribadire le ragioni della mobilitazione.

“I dati non mentono – hanno chiarito i sindacati – e raccontano di un settore che attraversa un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle Rsa. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani. Nonostante queste risorse aggiuntive, ad oggi non c’è ancora un tavolo aperto”.

Eppure, le lavoratrici e i lavoratori che continuano ad erogare cure e servizi aspettando, muniti di santa pazienza, il rinnovo del contratto sono oltre 300 mila e allora la richiesta dei sindacati è netta: “È necessario che il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.

“Non è più tollerabile – hanno concluso i sindacati – che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale sulle lavoratrici e i lavoratori. Un infermiere della sanità privata guadagna oggi mediamente 500 euro mensili in meno rispetto a un collega del pubblico, mentre l’inflazione ha già divorato il 22% del potere d’acquisto per chi attende da 8 anni e il 32% per chi opera nelle Rsa da 14 anni. Chiediamo che il rinnovo dei contratti diventi un requisito vincolante per l’accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. La qualità dell’assistenza passa per il lavoro dignitoso: oggi abbiamo portato questa verità in piazza a Roma contro le bugie di Aiop e Aris”.

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