Pisa, presentato il focus Ires sull’economia. Le analisi e le proposte della Cgil

“Meno male che il pubblico c’è”: l’analisi di Ires Toscana sull’economia pisana. E’ il settore pubblico della conoscenza (università, ricerca, sanità) che attenua la polarizzazione reddituale e mantiene la media salariale sopra la media regionale. Tra le criticità, cresce la Cassa integrazione. Il segretario Cgil Gasparri: “Grande preoccupazione nei comparti della meccanica legata all’automotive e della filiera della moda, tra conciario, pelle e calzatura”. Il presidente Brotini: “La realtà pisana ci dà un’indicazione nelle politiche di sviluppo nazionale e regionale: più pubblico e più ricerca pubblica di qualità”

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Ires Toscana, oltre alla produzione di un focus periodico sull’economia regionale (scaricabile su irestoscana.it), sta conducendo una serie di studi sull’economia su base provinciale. Una opportunità che la Cgil Toscana mette a disposizione dei territori. E l’analisi di Ires sull’economia della provincia di Pisa, curata dal ricercatore Andrea Cagioni, evidenzia la presenza di un modello ibrido pubblico-privato che potrebbe essere un modello da generalizzare. Nell’economia pisana gli elementi di forza sono manifattura di qualità, settore pubblico, terziario avanzato, e quello di debolezza è l’indebolimento del sistema produttivo (concia e automotive). In particolare, è il settore pubblico della conoscenza (università, ricerca, sanità) che attenua la polarizzazione reddituale e mantiene la media salariale sopra la media regionale.

Dice il segretario generale Cgil Pisa Alessandro Gasparri: “C’è una forte e crescente preoccupazione per lo stato della manifattura, in particolare nei comparti della meccanica legata all’automotive e della filiera della moda, tra conciario, pelle e calzatura. Si tratta di settori che rappresentano una componente fondamentale del sistema produttivo locale, garantendo occupazione stabile e qualificata. È evidente che un eventuale indebolimento di questa struttura portante rischia di avere effetti profondi sull’intero equilibrio economico e sociale del territorio. Il rischio concreto è quello di uno scivolamento verso un modello di sviluppo basato su una terziarizzazione povera, caratterizzata da lavoro precario, discontinuità contrattuale, diffusione di lavoro grigio e nero e una generale riduzione dei diritti e delle tutele. Per questo riteniamo urgente intervenire per ridare centralità e prospettiva alla manifattura. Servono politiche industriali nazionali all’altezza della sfida, in grado di sostenere innovazione, transizione e qualità del lavoro, così come è fondamentale il ruolo della Regione Toscana, chiamata a esercitare pienamente le proprie competenze per difendere e rilanciare il sistema produttivo locale. Difendere la manifattura significa difendere il lavoro di qualità, i salari e la coesione sociale della nostra provincia”.

Spiega il presidente di Ires Toscana Maurizio Brotini: “La realtà della provincia di Pisa mostra l’importanza, che dovrebbe avere anche a livello nazionale e regionale, la presenza di un settore pubblico ampio e sviluppato, soprattutto nei settori della alta formazione università e ricerca. Perché questo costituisce una leva anticiclica rispetto alla domanda interna, capace di garantire una traiettoria di sviluppo non improntata soltanto all’export del settore manifatturiero. La realtà pisana ci dà un’indicazione anche nelle politiche di sviluppo nazionale e regionale: più pubblico e più ricerca pubblica di qualità”.

I DATI

Nel medio periodo il mercato del lavoro appare bloccato. Il dato sulle assunzioni e cessazioni mostra una riduzione delle nuove attivazioni (-2,5% dal 2019 al 2025) e un calo anche delle cessazioni, segnale di minore dinamismo e minori opportunità occupazionali.
Sul piano macroeconomico, dopo il forte rimbalzo post-pandemico, il PIL rallenta fino a una crescita quasi nulla nel 2025 (+0,1%), pur restando come valori assoluti leggermente sopra i livelli pre-Covid. Analogo andamento si osserva per il valore aggiunto complessivo, confermando una fase di stagnazione.
L’analisi settoriale evidenzia elementi di criticità: l’industria, dopo il recupero iniziale, entra in una fase di sostanziale stagnazione con cali recenti; le costruzioni, dopo anni di crescita sostenuta dagli incentivi, registrano una flessione; i servizi mostrano un rallentamento diffuso. Un segnale negativo rilevante riguarda il commercio estero: le esportazioni nel 2025 calano del 25% rispetto al picco del 2022, riducendo significativamente il saldo commerciale, pur ancora positivo.
L’analisi delle retribuzioni e della distribuzione degli addetti nel settore privato mette in luce una forte polarizzazione: i settori ad alta produttività concentrano metà della massa salariale pur impiegando poco più di un terzo degli occupati, mentre il terziario a basso valore aggiunto assorbe molti lavoratori, ma produce redditi bassi.
La media salariale nel settore privato in provincia di Pisa è 23.961 euro lordi annui, leggermente superiore alla media regionale che è di 23.188 euro. La media salariale nel settore pubblico in provincia di Pisa è di 38.400 euro lordi annui, quella regionale 35.143 euro.
Elemento positivo è rappresentato dal settore pubblico (con particolare riferimento al settore dell’università e della ricerca avanzata), che garantisce occupazione stabile e retribuzioni mediamente più alte, sostenendo la domanda interna, pur con forti differenze interne. Nel dettaglio, il settore pubblico, con 32.098 addetti, costituisce un fondamentale ammortizzatore sociale e reddituale. Tuttavia, al suo interno si annidano elevate disuguaglianze (da 24.375 euro di retribuzione lorda annuale media degli addetti nella scuola a 50.368 euro degli addetti in università).
Il dato più preoccupante emerge infine dalla cassa integrazione: tra 2023 e 2025 le ore autorizzate crescono del 152%, con un’esplosione della componente straordinaria (+1.061%), concentrata per oltre il 90% nell’industria.

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