“Incomprensibile e autolesionista”: così la Cgil giudica la posizione del governo italiano sulla guerra in Iran. Due aggettivi che qualificano, per il sindacato, più piani e livelli: il diritto internazionale, la gestione delle fonti energetiche, le ricadute economiche e sociali, l’impoverimento dei ceti più fragili (lavoratori e pensionati).
La confederazione (in un documento di analisi elaborato in Corso d’Italia) giudica la guerra in Iran un atto “unilaterale” e “in palese violazione del diritto internazionale, che colpisce innanzitutto la popolazione civile, e dalle implicazioni pericolosissime sia per l’allargamento del conflitto già in atto sia per le sue ricadute economiche e sociali”.
ERRORI ENERGETICI E STOP ALLE RINNOVABILI
“La presidente del Consiglio – si legge nella nota confederale – sostiene che non ci siano gli elementi per scegliere se appoggiare o contrastare l’aggressione militare di Usa e Israele. Gli elementi, invece, ci sono tutti per dire un no chiaro e forte a un intervento che non porterà nulla di buono, tanto meno a chi si batte per la democrazia in quel martoriato Paese”.
Quanto alle conseguenze economiche e sociali del conflitto, la Cgil rileva un lungo elenco di “clamorosi errori” commessi dal Governo Meloni. Innanzitutto l’avere “rallentato, se non fermato, la corsa alle fonti rinnovabili”, le “uniche in grado di abbattere strutturalmente i costi energetici per famiglie e imprese e di garantire autonomia, indipendenza e sovranità energetica”, e di avere puntato tutto sulle fossili importate. Poi l’avere messo in discussione il Green deal europeo sbandierando un “irrealistico e impraticabile ritorno al nucleare”.
AUSTERITÀ E STAGNAZIONE ECONOMICA
“Avere perseguito una linea economica all’insegna dell’austerità – sostiene la Cgil – ‘ci priva oggi degli spazi di intervento indispensabili’ di fronte a un’economia ferma allo ‘zero virgola’, al calo del potere d’acquisto e a un processo di deindustrializzazione che rischia di accelerare con l’aumento dei costi energetici”. Il rischio più immediato è che “una nuova fiammata inflattiva venga pagata ancora una volta da lavoratori e pensionati”.
Per il sindacato, le misure fin qui adottate sono “insufficienti e sbagliate”: “Non basta monitorare i prezzi o intervenire sulle accise”, né “rimborsare i costi Ets o chiederne la sospensione”. Al contrario, “serve fare l’opposto”: più rinnovabili, “disaccoppiamento” tra prezzo del gas ed energia, “tassazione degli extraprofitti” e strumenti come il “tetto ai prezzi energetici già adottato in altri paesi europei”.
La Cgil insiste sulla necessità di “tutelare redditi da lavoro e pensione”, già colpiti da pandemia e guerra in Ucraina, e definisce “insostenibile” il binomio “austerità e riarmo”, che sottrae risorse agli interventi sociali e anticiclici. Da qui la richiesta di “andare a prendere i soldi dove sono”, colpendo “profitti, grandi ricchezze, rendite ed evasione fiscale”.