Sindacati, non eliminare le consigliere di parità regionali
‘Bene il recepimento delle direttive Ue ma il presidio territoriale va potenziato’
Bene il recepimento delle direttive europee in materia di organismi di parità e contrasto alle discriminazioni sul lavoro, ma lo schema di decreto legislativo, attualmente in parlamento, va modificato per evitare il rischio di “superamento o indebolimento della figura delle consigliere di parità regionali e provinciali”. E’ quanto chiedono la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, e le segretarie confederali di Cgil e Uil, Lara Ghiglione e Ivana Veronese, esprimendo “forti perplessità” in tal senso.
L’impianto dello schema di decreto raffigura “un nuovo Organismo nazionale particolarmente accentrato nelle sue funzioni. Il rischio concreto, stando alla bozza attuale, è – affermano – che l’accentramento porti al superamento o all’indebolimento della figura delle consigliere di parità regionali e provinciali. Questi uffici rappresentano oggi l’unico presidio di prossimità per lavoratrici e lavoratori vittime di discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro. Eliminarli o depotenziarli significa allontanare da loro le tutele previste, rendendo i diritti solo formali e difficilmente esigibili”.
Per il sindacato, non si può lasciare “alla discrezionalità del nuovo Organismo nazionale la semplice possibilità di dotarsi di articolazioni territoriali. La prossimità non può essere un’opzione facoltativa”. Per queste ragioni, Fumarola, Ghiglione e Veronese chiedono “di modificare lo schema di decreto prevedendo l’obbligatorietà di articolazioni territoriali permanenti e strutturate, garantendo la continuità e il rafforzamento dell’esperienza delle consigliere di parità integrandole in un sistema che ne valorizzi il ruolo di vigilanza e tutela contro le discriminazioni e di assistenza legale nei territori e assicurando risorse certe e personale dedicato per garantire l’effettiva operatività dei presidi di prossimità, in linea con lo spirito delle direttive europee”. (ANSA).