Pietrasanta (Lu), lavoratore sospeso e senza stipendio vince causa in Tribunale

Sospeso dal servizio senza stipendio per mesi, ma alla fine, grazie anche al supporto della Flai Cgil Lucca e dei suoi legali, il giudice ha dato ragione al lavoratore, condannando l’impresa a risarcirlo pagandogli l’indennità di malattia dovuta per il periodo in questione, interessi inclusi. È quello che è successo in un’azienda del settore agroalimentare di Pietrasanta, dove un uomo è stato sospeso dal servizio senza stipendio dal settembre 2025 al 4 febbraio 2026. La ragione di questa scelta è stato il giudizio di inidoneità allo svolgimento delle mansioni che svolgeva in precedenza emesso dal medico aziendale in seguito al rientro da un periodo di malattia. Decisione immediatamente impugnata dal lavoratore con il sostegno della Flai Cgil Lucca.
Una vicenda che colpisce soprattutto per il comportamento dell’azienda, che ha scelto la strada più semplice e più dura per affrontare il problema. Già verso la fine di ottobre 2025, però, la commissione medica dell’Asl aveva smentito il giudizio del medico aziendale, giudicando il lavoratore idoneo, seppur con limitazioni.
Nonostante ciò, l’azienda ha deciso di andare avanti per la propria strada, prorogando la sospensione dal servizio e dello stipendio anche oltre il termine inizialmente indicato senza attendere l’esito definitivo delle procedure previste dalla legge. Una scelta che il Tribunale di Lucca ha giudicato illegittima, e che ha avuto conseguenze pesantissime sul piano umano, con la famiglia del lavoratore che è stata lasciata senza alcuna entrata economica.
Nella sentenza, il giudice infatti non ha parlato solo di violazioni formali, ma ha messo nero su bianco la situazione di indigenza causata dall’azienda, chiarendo che il danno subito dal lavoratore e dalla sua famiglia non è stato solo economico, ma anche esistenziale. La scelta di trincerarsi dietro valutazioni organizzative e presunte incompatibilità con il lavoro ha fatto ricadere il peso dell’errore di valutazione su una persona che vive solo del proprio stipendio.
La sentenza lancia quindi un messaggio chiaro: la tutela della salute e la gestione delle inidoneità lavorative non possono diventare un alibi per sospendere unilateralmente un lavoratore privandolo del salario. Non è quindi il lavoratore che deve pagare il prezzo delle scelte sbagliate o della decisione di non attendere gli accertamenti dovuti da parte dell’impresa.

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