Usa, preoccupazione di Massimo Braccini per le derive autoritarie

In tutto il mondo i bambini sono le prime vittime delle guerre, della povertà, della repressione. È una ferita aperta dell’umanità, che conosciamo fin troppo bene. Ma esiste una soglia ancora più inquietante: quando i bambini vengono colpiti all’interno di una democrazia, quando lo Stato sospende diritti fondamentali e utilizza i più fragili come strumento di controllo e intimidazione.

A Minneapolis bambini di cinque e dieci anni sono stati arrestati dall’ICE insieme alle loro famiglie, nonostante richieste di asilo regolari e in assenza di ordini di deportazione. In alcuni casi, secondo quanto riportato dalla stampa, i minori sarebbero stati usati come “esca” per entrare nelle abitazioni. Non si tratta di un eccesso burocratico né di un errore isolato: è un segnale politico.

Quando uno Stato tocca i bambini, manda un messaggio preciso alla società intera.

Le democrazie non servono solo ad amministrare il potere. Devono essere un esempio, promuovere diritti, indicare una strada soprattutto in un mondo in cui esistono ancora molte dittature e regimi autoritari. Questo ruolo non si esercita con la forza, ma con coerenza, giustizia, partecipazione. Se una grande democrazia inizia a legittimare la sospensione dei diritti, a criminalizzare la povertà, a reprimere il dissenso e a colpire i più fragili, allora non è solo un problema interno: è un colpo all’equilibrio democratico globale.

La storia insegna che le derive autoritarie non iniziano all’improvviso. Avanzano passo dopo passo, normalizzando la paura, costruendo nemici interni, giustificando la violenza istituzionale in nome dell’ordine e della sicurezza. Quando si arriva a considerare “pericolosi” non solo i migranti, ma anche cittadini ritenuti estremisti o oppositori, si supera una soglia critica. A Minneapolis alcuni cittadini americani sono stati colpiti e uccisi sul posto dagli agenti federali. Senza processo, senza difesa, senza giustizia: solo esecuzioni. Questo è un vero colpo alla democrazia. È il segnale di un punto di non ritorno.

L’Italia conosce bene questi rischi. La Costituzione repubblicana è nata dalle macerie del fascismo proprio per impedire il ritorno dell’arbitrio. Vive solo grazie alla partecipazione dal basso e alla tutela dei diritti collettivi. Il diritto di sciopero, sancito dall’articolo 40, e il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3, sono pilastri fondamentali. Non è un caso che tutte le dittature, nella storia, abbiano cercato di limitare o cancellare l’organizzazione sindacale: colpire i sindacati significa colpire la democrazia, perché si riducono gli spazi di rappresentanza, di conflitto sociale e di libertà reale.

Immigrazione e criminalità non sono la stessa cosa. Gli Stati Uniti si sono costruiti grazie agli immigrati. Anche gli italiani, un tempo, furono considerati una “razza inferiore”: discriminati, sfruttati, linciati, associati al crimine. Erano i migranti indesiderati di ieri. Oggi i loro discendenti sono parte integrante della società americana. Eppure, alla luce di molte leggi e retoriche attuali, quegli stessi italiani sarebbero stati considerati irregolari, arrestabili, deportabili.

Il cosiddetto sogno americano, fondato su lavoro, mobilità sociale e diritti, rischia oggi di trasformarsi in un incubo. Le risorse per garantire una vita dignitosa esistono, ma sono concentrate nelle mani di pochi, già ricchi e potenti. Criminalizzare i più deboli non produce sicurezza: produce disuguaglianza, paura e concentrazione del potere.I sistemi autoritari si reggono sulla paura. La diffondono contro i più fragili, contro chi dissente, contro chi rivendica diritti. Le democrazie, al contrario, si fondano sulla fiducia, sulla partecipazione, sulla giustizia sociale. Dove la paura diventa metodo di governo, la libertà arretra.

Le costituzioni democratiche sono la nostra linea di difesa. Conquistate con il sacrificio di chi ha dato la vita per lasciarci un mondo migliore, contengono tutti gli anticorpi contro le derive autoritarie. Non permettiamo che propaganda, semplificazioni o comunicazione tossica le svuotino dall’interno: chi aggira queste regole non difende i cittadini, ma serve i più forti.

La Costituzione italiana ripudia la guerra (articolo 11). Eppure oggi si torna a parlare di riarmo come soluzione. La paura viene alimentata per giustificare miliardi di spesa militare, mentre si taglia su sanità, scuola, welfare. Per pochi è un affare, per molti una perdita di diritti e di futuro.

I bambini non si toccano. Mai. Da nessuna parte del mondo. Ma quando accade in una democrazia, la ferita è ancora più profonda. Arrestare bambini, indebolire i diritti, colpire i più fragili non è ordine pubblico: è una deriva autoritaria. La storia — anche quella degli italiani in America — ci ha già mostrato dove porta l’oblio. Difendere libertà, dignità e democrazia non è retorica: è una responsabilità storica.

Massimo Braccini, Segretario generale FIOM Livorno

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