La direttiva con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito con cui il ministro Valditara decreta l’adozione di strumenti di controllo e prevenzione di episodi violenti nelle scuole, tra cui anche la possibile installazione di metal detector negli istituti con le maggiori criticità, non è che l’ultimo di una serie di provvedimenti che destano non poca preoccupazione nella FLC Cgil di Lucca. Non possiamo infatti fare altro che chiederci cosa ne sarà della scuola pubblica in Italia. Di fronte ad un caso gravissimo, come quello dello studente accoltellato a La Spezia, ma comunque tutt’altro che usuale, il governo ha infatti scelto di adoperare una scelta repressiva all’interno degli istituti scolastici. Oltre all’eventuale impiego di metal detector, si parla infatti ampiamente della necessità di un maggiore rapporto di collaborazione tra istituti scolastici e forze dell’ordine. Quello che manca invece all’interno della circolare è la menzione di iniziative educative per i ragazzi, volte a contrastare gli episodi criminosi non solo negli istituti scolastici, ma anche una volta che gli studenti escono dal perimetro delle scuole. Manca quindi un riferimento al ruolo principale che il sistema di istruzione dovrebbe porsi, ovvero quello di educare i ragazzi, di creare una consapevolezza che permetta loro di prendere le decisioni giuste per fare sì che sia il loro stesso interesse a prevenire gli episodi di illegalità.
Tutto ciò in realtà non dovrebbe nemmeno più sorprendere. Che l’istruzione e l’educazione dei giovani, i cittadini di domani, non rientri negli interessi di questo governo dovrebbe ormai essere un fatto conclamato. A dimostrarlo è, tra le altre cose, l’introduzione di percorsi scolastici della secondaria di secondo grado, della durata di quattro anni, che riducono quindi il tempo passato a studiare e formarsi in favore di un più precoce inserimento nel mondo del lavoro. Ma anche l’introduzione del bonus per le famiglie che iscrivono i propri figli nelle scuole private lancia un chiaro messaggio. La scuola pubblica, per il governo, non serve a formare individui realizzati e consapevoli, ma solo semplici ingranaggi da inserire nel mercato del lavoro a favore delle aziende e dei politici che si troveranno così a governare cittadini meno capaci di comprendere il mondo che li circonda fuori dal proprio luogo di lavoro.
A questo già pessimo quadro si aggiunge poi la conferma, da parte del responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale, degli accorpamenti scolastici ipotizzati già qualche mese addietro, con buona pace del ricorso presentato dalla Regione Toscana. Il nuovo responsabile dell’USR, che ricordiamo essere stato eletto pochi giorni prima del commissariamento di questa decisione da parte del governo, ha infatti proceduto secondo il copione dettato dal governo stesso in base ad indicatori numerici che non guardano minimamente alle peculiarità dei territori ai quali vengono applicati. Una decisione che, come sosteniamo da sempre, non può che impoverire ulteriormente il sistema scolastico italiano, regionale e provinciale.
Di fronte a tutto questo, la FLC Cgil Lucca si chiede quando, e questo punto se, il progetto di demolizione del sistema scolastico nazionale da parte dello Stato accennerà a placarsi. Come categoria sindacale da sempre attenta non solo ai lavoratori, ma anche alla funzione sociale che questi, e che tutto il sistema scolastico, svolgono, torniamo a chiedere un deciso cambio di direzione nelle politiche che regolano l’istruzione dei nostri ragazzi. Non più solo l’assunzione in ruolo degli insegnanti e dei collaboratori scolastici necessari per offrire realmente il miglior servizio possibile agli studenti e alle loro famiglie. Ma anche, e soprattutto, che la scuola torni ad essere scuola, che torni a formare gli adulti del domani rendendoli consapevoli e capaci di prendere le decisioni migliori per loro stessi e per la comunità, non solo nel lavoro che affronteranno una volta usciti da scuola, ma in tutto il corso della loro vita. E per fare questo, è necessario che si torni ad investire nella scuola in risorse e in progetti che portino ad un effettivo miglioramento. E non solo provvedimenti tampone che guardano alle casse dello Stato e al sensazionalismo di alcuni fatti di cronaca.