“No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda”: a Prato il convegno Cgil e Filctem

“No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda”: stamani a Prato il convegno di Cgil e Filctem Cgil, che chiedono al Governo lo stop allo scudo per i committenti nelle filiere e l’aperura di un tavolo di confronto.
Falcinelli (Filtem Cgil nazionale): “Urge lo stralcio dell’articolo 30 dall’impianto normativo, necessario costruire norme e sistemi di controllo che consentano alla filiera della moda di certificare il rispetto del lavoro e della dignità delle persone”.
Gioffredi (Cgil Po-Pt): “Prato deve diventare il laboratorio del contrasto allo sfruttamento sul lavoro. Occorre coniugare politiche industriali, sviluppo e diritti, qualità e concorrenza per cancellare lo sfruttamento lavorativo e rilanciare il sistema moda. A gennaio avvieremo una campagna di informazione e mobilitazione nelle aree industriali pratesi”.
Beneforti (Cgil Toscana): “La responsabilità dei capi filiera è fondamentale per attivare processi di regolarizzazione, presa in carico delle persone sfruttate e recupero di valore prodotto illegalmente”

IL FOCUS DI COLLETTIVA

“No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda”: è il titolo del convegno, organizzato da Cgil Prato-Pistoia, Cgil Toscana e Filctem Cgil nazionale, che si è svolto stamani a Prato presso la sede della Camera di Commercio.
All’iniziativa sono intervenuti i parlamentari Annamaria Furlan (Italia Viva), Maria Cecilia Guerra (Partito Democratico) e Marco Grimaldi (Alleanza Verdi Sinistra). Per la Filctem Cgil nazionale hanno preso parola il segretario generale Marco Falcinelli e la segretaria nazionale Cinzia Maiolini, per la Cgil nazionale Alessandro Genovesi (responsabile della contrattazione inclusiva e della lotta al lavoro nero). Sono intervenuti, inoltre, il presidente di Confartigianato Moda Moreno Vignolini, Antonio Franceschini (responsabile nazionale CNA Federmoda), Daniele Gioffredi (segretario generale CGIL Prato-Pistoia). Hanno portato i saluti il consigliere regionale pratese Matteo Biffoni e la vicepresidente della Regione Mia Diop.
Al centro della discussione, il contrasto allo sfruttamento lavorativo e la proposta di legge per le PMI che prevede l’esclusione delle grandi aziende committenti del settore moda da possibili responsabilità organizzative e di omesso controllo in caso di lavoro e sfruttamento lungo la filiera. Il convegno è stata, per Cgil e Filctem Cgil, l’occasione per ribadire, come fatto nelle diverse sedi parlamentari e nei confronti del Governo, la richiesta di ritiro delle norme proposte, in particolare dello scudo per i committenti di cui all’articolo 30 della proposta di legge per le PMI, e l’apertura di un tavolo di confronto tra tutte le parti sociali per definire specifici interventi, anche di carattere preventivo, per contrastare le varie forme di sfruttamento in appalti e forniture del sistema moda, che anche recentemente sono emerse da alcune inchieste della magistratura lungo le filiere produttive.

LE DICHIARAZIONI

Il segretario generale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli: “Al Tavolo della Moda al Mimit di ieri il ministro Urso ha chiesto un incontro tra le parti (previsto per oggi stesso, ndr) per provare a riscrivere la norma. Saremo a questo incontro insieme a Femca e Uiltec e ribadiremo lo stralcio dell’articolo 30 dall’impianto normativo, paventato tra le ipotesi dallo stesso Ministro, e rilanceremo le nostre proposte avanzate al Ministero negli scorsi mesi. È troppo importante salvaguardare il lavoro legale lungo tutta la filiera della Moda. Apprezziamo l’impegno che si sono assunte le opposizioni PD, Italia Viva e AVS con il via libera della norma senza la presentazione di emendamenti in Senato a patto che lo stesso articolo 30 venga stralciato”, posizione ribadita anche dagli onorevoli Maria Cecilia Guerra, Annamaria Furlan, Marco Grimaldi nei loro interventi al convegno stamane. “Lo scudo penale dell’art 30 del DDL 1484 va cancellato subito, come sindacato, come forze politiche e come società civile è necessario costruire norme e sistemi di controllo che consentano alla filiera della moda di certificare il rispetto del lavoro e della dignità delle persone”.

Daniele Gioffredi (segretario generale Cgil Prato Pistoia): “Occorre coniugare politiche industriali, sviluppo e diritti, qualità e concorrenza per cancellare lo sfruttamento lavorativo e rilanciare il sistema moda. Lo sfruttamento lavorativo è presente nel nostro territorio, nel sistema moda e non solo, e va combattuto unendo le forze tra sindacato, istituzioni e organi di controllo, ognuno deve fare la sua parte. Prato deve diventare un laboratorio per il contrasto allo sfruttamento sul lavoro. Come Cgil continuiamo a mettere in campo azioni concrete sia di lotta che di contrattazione. Abbiamo aperto vertenze, scioperato e manifestato, come alla Stamperia Fiorentina, ottenendo la riapertura di una vera trattativa sindacale contro dumping e contratti pirata. Grazie a nostre denunce abbiamo ottenuto la regolarizzazione di lavoratori sfruttati e stiamo seguendo cause in Tribunale per affermare la responsabilità dei committenti lungo tutta la filiera. Coerentemente abbiamo rivendicato una task force ispettiva e ci opponiamo con forza allo scudo penale proposto dal Governo, che esclude le grandi aziende dalle loro responsabilità e indebolisce la lotta allo sfruttamento. A gennaio inoltre avvieremo una campagna di informazione e mobilitazione nelle aree industriali pratesi, con presìdi, materiali in più lingue e un Camper dei diritti, per riportare legalità, diritti e dignità nel lavoro. Il nostro distretto va tutelato dallo sfruttamento e dal dumping e va rilanciato”.

Gessica Beneforti (segreteria Cgil Toscana): “Anche in Toscana nella moda resistono sacche sistemiche di sfruttamento lavorativo che vanno contrastate, per questo oggi vogliamo ribadire la nostra contrarietà allo scudo penale per i committenti nelle filiere della moda. Escludere le aziende leader dalle responsabilità significa ostacolare l’emersione dello sfruttamento, impedire la restituzione dei diritti alle lavoratrici e ai lavoratori e compromettere i percorsi di ripristino della legalità. Anche la nostra esperienza in Toscana, tra le vertenze e il progetto Soleil, dimostra che la responsabilità dei capi filiera è fondamentale per attivare processi di regolarizzazione, presa in carico delle persone sfruttate e recupero di valore prodotto illegalmente. Anche l’azione della magistratura si è rivelata decisiva per riportare alla luce situazioni di illegalità e rimettere in regola interi segmenti produttivi. Proteggere i committenti non rafforza il sistema moda: lo indebolisce. Senza responsabilità non c’è contrasto allo sfruttamento né qualità del lavoro. Continueremo a batterci per filiere trasparenti, legali e fondate sul lavoro dignitoso”

LE PAROLE DEGLI OSPITI

Guerra (Pd), opposizioni unite per stralciare l’art. 30 del ddl Pmi
‘Il paraschiavismo non si giustifica neanche di fronte a crisi di settore’

In Commissione Attività produttive alla Camera “le opposizioni unite chiederanno lo stralcio” dell’articolo 30 dal Ddl Pmi, perché “di fronte a un settore in crisi” come la moda “la risposta non può essere la giustificazione dello schiavismo, del para-schiavismo”, e “se cediamo qua, spalanchiamo la porta a un cedimento anche in tutti gli altri campi”. Lo ha affermato Maria Cecilia Guerra, deputata Pd, al convegno ‘No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda’, promosso oggi a Prato dalla Cgil.
“Urso ieri ha detto che un confronto immediato nel merito è necessario – ha spiegato Guerra – per trovare nei prossimi giorni una soluzione normativa più organica, efficace e condivisa di quella che in prima istanza è stata inserita nel disegno di legge Pmi. Quindi ha detto che la norma che ha promosso lui, anche se non l’ha fatta lui, non è efficace, non è condivisa e non è organica. Se si legifera in questo modo, voi capite bene come siamo messi… Allora lo stralcio noi lo chiederemo, ovviamente forti della pressione che sta venendo dai sindacati in primo luogo, e dalle parti sociali in in generale”. (ANSA).

Grimaldi, Governo regala ai marchi della moda certificazione che li assolve
‘La maggioranza si fermi sul ddl Pmi’

“Se il Governo non stralcia il provvedimento assolve i brand con la certificazione e si schiera con lo sfruttamento”, “mentre le procure smascherano una filiera del lusso fondata sul caporalato, il Governo regala ai grandi marchi una certificazione che li solleva da ogni responsabilità. È l’ennesima resa alla logica dello sfruttamento. Chiediamo al Governo e alla maggioranza di fermarsi prima che sia tardi”. Lo ha detto Marco Grimaldi (Avs) al convegno sulla moda organizzato dalla Cgil a Prato, riguardo al Ddl Pmi.
“Da Prato a Milano si consolida un’alleanza tra sfruttatori – ha proseguito, secondo una nota, il vicecapogruppo rossoverde alla Camera – ma cresce anche quella degli sfruttati: lavoratori e lavoratrici che chiedono diritti, dignità, giustizia. Ma hanno bisogno di una rete più forte e solidale. Lo Stato deve scegliere da che parte stare. Perché, come 100 anni fa, chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata”.
“Noi di Avs – ha affermato ancora – abbiamo annunciato una proposta di legge per introdurre l’etichettatura etica obbligatoria, la tracciabilità digitale, la responsabilità diretta dei brand e la protezione per chi denuncia”. “Alle 13 – conclude – mi unirò al presidio dei lavoratori Sudd Cobas dell’Alba Srl, recentemente attaccati e coinvolti in una vertenza emblematica del sistema moda”. (ANSA).

Furlan (Iv), bene che Urso rifletta sul Ddl Pmi, ma ci credo poco
‘La maggioranza stravolge le leggi con gli emendamenti’

“Purtroppo è un metodo che ha l’attuale governo e l’attuale maggioranza, cioè attraverso gli emendamenti stravolgere le leggi”, e “se Urso adesso ci riflette siamo contenti, ma ci credo poco”. Lo ha detto Annamaria Furlan, senatrice di Italia Viva, al convegno ‘No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda’ promosso oggi a Prato dalla Cgil, criticando l’art. 30 del Ddl Pmi. Ieri il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha aperto a un cambiamento della parte relativa a caporalato e lavoro nero.
Nella prima stesura del Ddl, ha osservato Furlan, “loro hanno inserito nottetempo, è proprio il caso di dirla così, un emendamento che non c’entrava nulla. E’ evidente la risposta alle pretese, ai bisogni di qualcuno, ma nulla ha a che fare né con la giustizia, né con la legalità, né col tema che questo continua a essere un paese dove ogni giorno ricordiamo una media di tre morti per lavoro. E il fenomeno del caporalato, mi dispiace, ma sta contraddistinguendo un po’ tutti i settori”.
Quello della qualità del lavoro, secondo la deputata di Iv, “è un tema di civiltà e di giustizia”, e su questo “le forze di opposizione, nelle aule parlamentari e non solo quelle, ovviamente, devono continuare a martellare con più vigore”, perché “bisogna avere la capacità e la volontà di chiamare l’illegalità col suo nome, le infiltrazioni mafiose con il loro nome, la sicurezza del lavoro come un diritto e non come una concessione, e il caporalato come una vergogna italiana”. (ANSA).

Diop, ‘Regione Toscana vicina a chi fa sviluppo con lavoro dignitoso’
‘Intollerabile che ci siano aziende che lavorano con situazioni di schiavitù’

“La Regione Toscana ribadisce la propria vicinanza alla Cgil, ai sindacati e a chi ogni giorno lavora a tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e soprattutto per lo sviluppo di un mercato e di un tessuto industriale che metta al centro la sostenibilità e soprattutto il lavoro dignitoso”. Lo ha affermato Mia Diop, vicepresidente della Regione con delega alla cultura della legalità, al convegno ‘No allo sfruttamento, sì alla qualità del sistema moda’ promosso oggi a Prato dalla Cgil.
Per Diop è “intollerabile” che ci siano “aziende che lavorano con situazioni di schiavitù o comunque che non rispettano i diritti dei lavoratori, i ritmi di lavoro e i parametri produttivi. Bisogna anche riflettere su quanto queste aziende, oltre a danneggiare i diritti dei lavoratori, falsino la competitività andando a danneggiare le aziende sane”, ossia aziende che “mettono al centro i diritti dei lavoratori, agiscono nel rispetto delle regole di un sistema produttivo sostenibile, e che dunque meritano la nostra valorizzazione”.
La Regione Toscana, ha ribadito la vicepresidente, “ribadisce la propria vicinanza a queste aziende, alle aziende sane, ai sindacati: continueremo a lavorare su questo fronte e a prestare ascolto”. (ANSA).

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