Coronavirus: 300 scienziati, 3 punti per riaprire Test su larga scala, tracciare i contatti e isolare i contagiosi

Test su larga scala, un’elevata capacitˆ di tracciare i contatti e isolamento degli individui potenzialmente contagiosi: sono i tre punti dai quali non si pu˜ prescindere per poter riaprire dopo il lockdown, secondo l’appello della comunitˆ scientifica italiana, che ha giˆ raccolto 300 firme, promosso da un gruppo di fisici di Sissa, Ictp, Universitˆ Sapienza e Bocconi. Nella nostra opinione – si legge nell’appello – parlare di riaperture senza definire le condizioni per riaprire ed i piani per contenere futuri focolai,  velleitario e pericoloso”. Per garantire i livelli di sicurezza necessari per ripartire, si legge nell’appello, bisognerˆ “raggiungere livelli di preparazione sul campo che al momento non sono disponibili su tutto il territorio. Invitiamo la politica a concentrarsi su una strategia chiara per i mesi a venire e a definire obiettivi concreti da raggiungere, invece che focalizzarsi su date arbitrarie che rischiano di essere disattese”.E’ importante che le “decisioni siano basate sui fatti, sull’analisi quantitativa dei dati, e sull’esempio di chi ha fatto meglio di noi”. Rinnovando la fiducia nella task-force di esperti, i firmatari dell’appello ritengono importante “comunicare presto e chiaramente ai cittadini come anticiperemo i futuri focolai con strategie di test, tracciamento e isolamento dei contatti e come proteggeremo ospedali e case di cura, sia ospiti che personale sanitario, nei prossimi mesi”. Gli esperti osservano che “come riaprire deve essere deciso prima di quando riaprire” e indicano come condizioni per la riapertura “stabilitˆ del sistema sanitario, test su larga scala, tracciamento e quarantena di contatti e asintomatici”. Quanto alla app, “serve ma non basta:  necessario che a ogni segnalazione di un potenziale contagio segua un intervento di test e di controllo immediato”. Invitano inoltre a considerare l’esperienza dei Paesi che hanno avuto successo nel contenere la pandemia di Covid-19, come Corea del Sud, Taiwan, Nuova Zelanda e Australia, con “politiche di testing aggressive, con 30-50 test per ogni tampone positivo”, “tracciamento dei contatti ed isolamento preventivo su scala massiccia”. In Italia, si legge nell’appello, “ci stiamo lentamente avvicinando a 20 test per tampone positivo (e poco si sa di tracciamento dei contatti) ma la situazione  tutt’altro che uniforme”. Mentre in alcune regioni hanno giˆ superato questo numero, le pi colpite del Nord, in particolare la Lombardia, “stentano a raggiungere 10 test per ogni tampone positivo”. (ANSA).Ê”

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