La Cgil Toscana vuole lanciare piattaforme di genere per evitare differenze di genere nei salari e nell’accesso a tirocini e apprendistati: la proposta uscita dall’assemblea delle Donne Cgil Fi-Po-Pt a PratoNelle fabbriche, nelle piccole e grandi imprese, nella pubblica amministrazione, per troppo tempo si parlato di contrattazione dimenticando la parit di genere. In Toscana i dati (2018 su 2017) raccontano di un +6,3% di rapporti di lavoro attivati con uomini, e di un +3,3% con donne, di cui +24% a tempo determinato per i maschi, e 16,4% per le femmine. Ci sono poi un +7,2% di apprendistati per gli uomini, e un +5,9% per le donne, un +4,2% di trasformazioni a tempo indeterminato per gli uomini, e un +0,3% per le donne, mentre vanno tutte a carico delle donne (-5,3%) le cessazioni nell’industria. Cifre che hanno spinto la Cgil toscana a rilanciare l’obiettivo dell’introduzione del criterio di genere nella contrattazione di secondo livello (quella relativa ai contratti integrativi). Cifre che hanno spinto la Cgil toscana, durante l’assemblea delle donne dell’area vasta (Firenze, Prato, Pistoia) appena conclusa a Prato, a rilanciare l’obiettivo dell’introduzione del criterio di genere nella contrattazione di secondo livello (quella relativa ai contratti integrativi). Gi impostato un anno fa a livello nazionale, e che vedr d’ora in poi la Toscana, annuncia la segretaria generale Dalila Angelini, ®impegnata in tutti i territori¯. ®La contrattazione di genere non un ‘di pi’ di una trattativa, ma un elemento fondamentale per incidere sulle condizioni di lavoro in generale¯, ha avvertito Angelini. ®Gli ambiti di intervento sono molti¯, spiega la responsabile del coordinamento regionale donne della Cgil Barbara Orlandi, ®si va dai contratti che alle donne, a parit di istruzione e formazione, offrono quasi sempre retribuzioni e inquadramenti inferiori¯, alla penalizzazione causata dal maggior numero di assenze dal lavoro per motivi familiari, che escludono le donne dai premi di produzione, laddove, sottolinea Orlandi, ®per evitare discriminazioni di genere, la produttivit non dovrebbe essere legata alla presenza. Ma per intervenire sul serio sulle condizioni di lavoro, e far valere fino in fondo i diritti di (tutti) i lavoratori, non basta pi accontentarsi di trattative generiche, o meglio, senza genere. Del lavoro misurato dal punto di vista degli uomini, infatti, unico parametro o quasi con cui finora sono stati stabiliti orari e turni, mansioni e compensi, premi di produttivit e scatti di carriere, nonch i trattamenti pensionistici, hanno sempre fatto le spese le lavoratrici dalla disparit di accesso al mercato del lavoro, con gli uomini che fanno sempre la parte del leone nei tirocini e negli apprendistati¯. C’ poi la piaga ®dei part time ‘involontari’, per cui le donne che chiedono di poter ridurre solo temporaneamente il lavoro, magari per la nascita di un figlio o l’accudimento di un anziano, ci si trovano ‘imprigionate’ per sempre¯. E ci sono gli effetti della maternit , con i congedi parentali ®di fatto ancora in capo quasi del tutto alle donne, con ulteriori effetti di emarginazione dall’ambiente di lavoro¯. Da qui la proposta della Cgil (anche a livello legislativo) ®di un regime di genitorialit obbligatoria di 6 mesi per la donna, e 6 per l’uomo, cio davvero condivisa, di cui usufruire nel primo anno di vita del figlio oltre ai congedi parentali¯. Altro fronte di lotta, i servizi a supporto delle donne, a cominciare dai nidi.(articolo uscito su Repubblica Firenze di oggi a firma di Maria Cristina Carrat)Le avances del capo reparto iniziano durante il turno serale in filatura. Lei non ci sta e lui per tutta risposta le scatena l’inferno, penalizzandola sulle mansioni e sugli orari. Si chiama mobbing ed il motivo che un po’ di tempo fa ha spinto Anna (nome di fantasia) a bussare alla porta dello sportello donne della Cgil di Prato. S’ presentata anche Giulia, commessa disoccupata (anche per lei il nome di fantasia): aveva un problema con l’ex marito, dipendente pubblico, che non le passava gli alimenti. ®Lo stress familiare le aveva causato uno sfogo sul viso – racconta Nora Toccafondi, coordinatrice dello sportello -. La ragazza raccont che nessuno voleva assumerla come commessa per via di quelle macchie…¯. Nove anni fa apriva alla Camera del lavoro il primo sportello donne. Toccafondi, sindacalista e femminista di lungo corso, l’ha ricordato alla prima assemblea delle donne della Cgil di area vasta (Pistoia, Prato, Firenze), ieri mattina nell’aula magna del Pin. Un punto d’ascolto. Storie di discriminazioni e disparit di genere che s’intrecciano allo sportello donne della Cgil, dove possibile incontrare un’avvocata, una mediatrice familiare a una psicologa. Ma l’utenza femminile cambiata nel corso degli anni. ®Prima arrivavano le donne decise a separarsi dal marito, preoccupate per la perdita della casa, ricorda Toccafondi. Oggi il problema principale la conciliazione fra lavoro e maternit . Ma il punto rivendicare il diritto di essere donna anche senza figli. Il ragionamento dovr spostarsi un giorno su come conciliare l’essere genitori e lavoro senza che questo problema ricada solo sulle donne¯. Le lavoratrici iscritte alla Cgil pratese sono 12.813, quasi il 52% sul totale degli iscritti. A livello regionale il sindacato di Landini si tinge meglio di rosa: su una platea di 500mila iscritti, il 65% donna. ®Dobbiamo rilanciare questa piattaforma sui singoli territori facendo s che i temi di genere siano fra i primi punti della contrattazione di secondo livello – sottolinea la segretaria regionale della Confederazione, Dalida Angelini -. Temi da portare al tavolo delle trattative prevedendo elementi di flessibilit negli orari di lavoro come l’aumento dei congedi e permessi per le madri lavoratrici evitando, ad esempio, che queste siano costrette a prendere un giorno di ferie se hanno bisogno di andare a riprendere il figlio a scuola¯. E perch, appunto, non partire da Prato? Il gap fra le retribuzioni dei due sessi una realt anche nella citt laniera. Dall’osservatorio Inca pratese emerge che a 60 anni un operaio guadagna il 33% in pi che a 25 anni. E un’operaia? Solo il 18% in pi. ®Quotidianamente – racconta Stefania Di Domenico, responsabile dell’Inca-Cgil pratese – vengo a contatto con una realt in cui le donne, dal punto di vista lavorativo e pensionistico, vengono discriminate rispetto ai colleghi maschi. Anche come madri¯. Ma non solo un problema di salari. Anche perch le retribuzioni sono regolate dai contratti nazionali. ®Il fatto che le donne – ricorda la segretaria Angelini – non hanno accesso agli stessi percorsi di carriera dei colleghi maschi. E anche sul piano della formazione le opportunit non sono le stesse¯.(articolo uscito su Il Tirreno di Prato ieri a firma di Maria Lardara)
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