Al Muse morto per colpa dello Stato, si legge sullo striscione che apre il corteo di un centinaio di migranti sotto la Prefettura di Firenze. Dopo il rogo di ieri nell’ex mobilificio- dormitorio a Sesto Fiorentino dove morto un uomo di 35 anni oggi il giorno delle proteste. Prima con il presidio in via Cavour, e poi con l’occupazione del cortile di Palazzo Strozzi, dove in corso la mostra di Ai Weiwei basata proprio sull’emergenza profughi. L’intenzione era di salire ai piani della mostra, ma sono stati fermati sulle gradinate con le porte che sono state chiuse.Alcuni immigrati hanno raccontato che Al l’altra notte si fosse messo in salvo dalle fiamme e soprattutto dal fumo ma poi ha deciso di tornare indietro, per prendere i documenti necessari al ricongiungimento della moglie. Li aveva lasciati nella zona dove dormiva. Questa decisione si rivelata per lui fatale. Abbiamo cercato di fermalo, hanno raccontato i richiedenti asilo, ma lui voluto rientrare perch la sua famiglia bloccata in Kenya da due anni e senza quei documenti non sarebbero potuti arrivare in Italia.La manifestazione, organizzata dal Movimento di Lotta per la Casa, partita da piazza Duomo dopo che i migranti erano stati trasferiti da Sesto a Firenze con due pullmini. Vogliamo una vita dignitosa, dicono in coro. La protesta, ha spiegato il Movimento, stata indetta perch da 15 anni la situazione dei richiedenti asilo somali non mai stata risolta. E’ un fatto vergognoso – dice Osman, capo della comunit somala – sono anni che queste persone sono abbandonate e vengono lasciate sole a soffrire. I manifestanti si sono seduti a terra in strada, bloccando il passaggio degli autobus: In questi giorni abbiamo sofferto il freddo e nessuno ci ha dato una mano – raccontano – chiediamo un posto dove stare in maniera dignitosa.I circa 80 occupanti dell’ex mobilificio Aiazzione, trasformato in un vero e proprio dormitorio con cartongesso a dividere le stanze, hanno passato la notte in due tendoni nel piazzale antistante il capannone, proprio dietro l’Ikea di Sesto Fiorentino, nella zona dell’Osmannoro. Il capannone ora sotto sequestro, tra le cause dell’incendio l’ipotesi di un corto circuito al piano superiore. L’elettricit , comunque, era stata staccata un anno fa quando le forze dell’ordine tentarono di sgomberare l’edificio.Quel che certo che nel rogo ha perso la vita un migrante trovato a terra dai vigili del fuoco in una delle tante stanze ricavate nel capannone. Era intossicato dal fumo denso e gi privo di sensi. Il bilancio parla anche di tre feriti e due intossicati. Tutti gli altri erano riusciti ad uscire dal capannone prima dell’arrivo dei soccorsi.La notte, dopo la fine dell’intervento dei vigili del fuoco alle 2, trascorsa al freddo. Un po’ ammassati nei tendoni bianchi. Vicino alle tende una cucina da campo, con i panettoni per la colazione. Il Comune di Sesto Fiorentino si sta impegnando per trovare un altro posto, un altro riparo. Prima del capannone abbandonato i migranti vivevano in un’occupazione in via Slataper, a Firenze, terminata oltre un anno fa.Dopo lo sgombero il trasferimento all’Osmannoro, nella zona industriale di Sesto Fiorentino.Il capannone era stato cos diviso con il cartongesso in tante stanze. Un anno fa, nel gennaio 2016, le forze dell’ordine erano intervenuto per un sgombero ordinato dal prefetto. All’interno c’erano 150 persone tra migranti, richiedenti asilo e qualche famiglia di italiani. Ci fu una sassaiola, poi le proteste con la gente sdraiata in strada. In quell’occasione fu tagliata l’energia elettrica. Ora il capannone stato posto sotto sequestro.da repubblica.itRogo capannone-rifugio: Arci Toscana, tragedia immaneQuello che accaduto a Sesto Fiorentino la scorsa notte una tragedia immane, che ci interroga nuovamente sul modello di accoglienza prevalente nel nostro Paese, e sulla sua capacit di garantire i diritti essenziali a queste persone. Questo il commento a caldo di Gianluca Mengozzi, presidente di Arci Toscana che denuncia, ancora una volta, come sia necessario ripensare il sistema di accoglienza, rimettendo al centro l’umanit : L’intera societ civile deve avvicinarsi alla questione accoglienza senza perdere di vista il fatto che siamo di fronte a persone che, in quanto tali, hanno il diritto di avere una vita il pi decorosa possibile. Per questo il compito delle Istituzioni quello di ridurre le sacche di disagio e marginalit , che aprono la strada a tragedie come questa e che sono terreno fertile per l’illegalit . Come farlo? In primis rivedendo la legge sul reato di clandestinit e, parallelamente, ripensando il sistema, dandogli un volto pi umano, incentivando un modello di accoglienza diffuso, l’unico capace di creare davvero integrazione e di contrastare l’occupazione scriteriata di spazi impropri, come il capannone dove vivevano in condizioni di assoluta disumanit pi di 80 persone.(ANSA).
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