L’attualit… del pensiero di Milani Comparetti: l’intervento di A.Turi (coord.disabili Cgil Toscana)

L’intervento di Adriano Turi (coordinamento disabilit… Cgil Toscana) in occasione dellla due giorni (16-17 dicembre) dedicata a Firenze ad Adriano Milani ComparettiOggi, oltre a celebrare il 30ø anniversario dalla scomparsa del Prof. Adriano Milani Comparetti, sento il dovere morale di ricordare un?altra tragica scomparsa , quella di Roberto Guerri, avvenuta un anno fa.S, di quel Roberto che dieci anni fa era con noi a rincorare con un suo intervento i vent?anni della morte del Professore, perch‚ anche lui era stato seguito da Adriano Milani Comparetti fino dalla pi— tenera et….Grazie ad Adriano, Roberto Guerri Š stato uno fra i primi ad essere inserito nella scuola pubblica – fino alla laurea – lavorando successivamente come dipendente alla Regione.La sua scomparsa Š legata a una gravissima smagliatura in quella rete di protezione sociale che l?aveva sostenuto nel processo di crescita e inclusione e che il Professor Milani aveva contribuito a tessere.Roberto era una persona disabile grave che si muoveva solo con la carrozzina elettrica, la guidava a stento con una mano attraverso il joystick.Viveva in un appartamento popolare a Firenze, privo di barriere architettoniche, ma la rete di protezione sociale non ha funzionato, perch‚ Š stato trovato morto sulla carrozzina ormai da alcuni giorni, in una casa in stato di totale degrado! Com?Š possibile che sia accaduta una cosa cos grave e brutale? Perch‚ Roberto era rimasto senza assistenza? I servizi sociali ed il medico di base erano a conoscenza della situazione? Una vicina di casa preoccupata ha richiamato per la terza volta il 118, che Š intervenuto insieme ai carabinieri.? indispensabile dar voce a questa morte silenziosa, che nasconde una tragica verit…, proprio per dovere nei confronti di Roberto, il quale ha lottato fino alla fine per una vita indipendente, per una vita che voleva vivere fino in fondo, nonostante la sua disabilit…, ma soprattutto nel rispetto del suo pensiero e modo di vivere. Il 22 agosto dello scorso anno Roberto scriveva: la mia vera disabilit… Š costituita dalla stupidit… e dal poco coraggio di molti. Questa tragica fine ci deve spingere a interrogarci, in primis le istituzioni ed i servizi, sulla organizzazione e gestione dell?assistenza delle persone pi— deboli e sole.Ora cambio argomento. Prima di parlare della mia integrazione, anche nello sport, vorrei fare un accenno a come ho incontrato il Professor Adriano Milani Comparetti, perch‚ lo debbo a lui quello che sono, ma innanzi tutto ai miei genitori, che si sono dimostrati consapevoli, in quanto hanno compreso immediatamente che l?unica prospettiva per me era quella di trasferirsi dalla nostra citt… natale, Matera, a Firenze, per farmi curare dal Professore.Sono nato nel 1959 a Matera. La disabilit… Š stata causata dall?uso del forcipe al momento del parto e, per i primi tre anni, nessuno dei vari medici consultati dai miei genitori era stato in grado di formulare una diagnosi.Sostenevano che non c?era da preoccuparsi perch‚ si trattava di un semplice ritardo, ma mia madre non si convinceva.La prima diagnosi del Prof. Gino Frontali di Roma fu sconvolgente per i miei genitori: il loro figlio era affetto da paralisi cerebrale causata dall?uso del forcipe al momento del parto.L?unico rimedio per sperare in qualche progresso era la riabilitazione motoria assidua, in un centro diurno, perch‚, spieg• il professore, l?affetto che danno i genitori al figlio non glielo d… nessun altro. I miei genitori si convinsero anche a fare un altro figlio per il mio bene e per riacquistare fiducia in loro stessi.Il professore propose Roma o Firenze e, dato che mio padre, in quanto dipendente statale, poteva chiedere di essere trasferito dove voleva, i miei chiesero quale poteva essere la scelta migliore e il professore rispose: ?Io al posto vostro sceglierei Firenze e lo dico contro il mio interesse (perch‚ a Roma c?era un centro da lui diretto), perch‚ a Firenze c?Š un centro diretto dal Prof. Adriano Milani Comparetti che, secondo me, Š il contesto migliore?.I miei genitori si trasferirono a Firenze nel 1965 e iniziai a frequentare il centro di educazione motoria Gino Frontali, dove feci tutte le elementari.Il Professore Adriano Milani Comparetti conferm• la diagnosi dello zio (ho scoperto solo dopo che Gino Frontali era lo zio di Adriano) e aggiunse che, pur essendo un distonico, ero in parte recuperabile.Gi… dal giorno dopo la visita del Professore iniziai a frequentare il centro da lui diretto e ora comprendo perch‚ l?avesse dedicato alla memoria dello zio. Infatti si chiamava: Centro di Educazione Motoria ?Gino Frontali? ed era situato in un bellissimo posto, sotto il piazzale Michelangelo, in via dell’Erta Canina.Fu il primo centro gestito dall?A.I.A.S (Associazione italiana assistenza spastici), primo esempio nella citt… di struttura che univa ai servizi ambulatoriali e riabilitativi quelli educativi e ricreativi. Il Centro era stato fortemente voluto dallo stesso Professore perch‚ si era reso conto che il Centro della Croce Rossa, l?Anna Torrigiani, non poteva bastare a soddisfare il bacino d?utenza fiorentina.Inoltre, Milani, attraverso il rapporto continuo con l?Associazione, avvio un dialogo per motivare i genitori facendoli prendere coscienza che le cure riabilitative come anche la scolarizzazione, il lavoro, in altre parole l?inclusione a tutto tondo nella societ…, fosse non una concessione ma un diritto che le Istituzioni Pubbliche dovevano essere in grado di garantire a tutti i cittadini.Adriano Milani Comparetti, fu uno dei fondatori dell?A.I.A.S e il primo Presidente della sezione di Firenze, con la collaborazione assidua dei consiglieri, due per tutti, Bruno Mascherini e Carlo Nesi, quest?ultimo scomparso questa estate.In questo centro diurno frequentai le scuole elementari e dopo inizi• il mio processo di integrazione dalla prima media fino all?universit….Dopo il primo anno di universit… entrai a lavorare alla biblioteca comunale di Scandicci continuando nel contempo gli studi fino a laurearmi.Inoltre ho sempre fatto sport, prima nuoto e poi ho voluto provare anche il Ki Aikido che appartiene alla famiglia delle arti marziali.Proprio per quanto riguarda la mia esperienza di inclusione sociale, oggi ho intenzione di parlarvi di come mi sono avvicinato al Ki Aikido. Il primo contatto fu del tutto casuale, perch‚ non ne conoscevo l?esistenza e iniziai grazie a Leonardo, un amico di lunga data, ora neurologo, mentre parlavamo del problema del mantenimento fisico.Tutto cominci• dallo scambio di vedute durante le vacanze del 1997 in Puglia.La discussione, avviata a fine pranzo fra il serio e il faceto, riguardava il futuro delle mie condizioni fisiche. Raccontai alla fisioterapista della conversazione con Leonardo. Leonardo mi chiese cosa facevo per mantenermi in esercizio fisico.La domanda mi stup, non sapevo se scherzava o era serio, proprio perch‚ si trattava di un amico di lunga data.Infatti, gli risposi: ?mi stai prendendo in giro o scherzi?? Gli dissi: faccio nuoto due volte alla settimana, come aveva suggerito il professore Milani. Vidi che la risposta non lo persuase. Gli chiesi per quale motivo insisteva sull?argomento, forse perch‚ stavo peggiorando? ?Ma no!?, fu la sua risposta. Solo che il nuoto per lui non era sufficiente e mi consigli• d?informarmi se non era il caso di fare della fisioterapia.Allora capii cosa voleva intendere: se si poteva fare qualcosa per migliorare il mio equilibrio continuamente precario e, di conseguenza, i movimenti fini.Gli risposi: ?il professor Milani, che mi aveva curato, era del parere che ormai avevo fatto dei progressi notevoli, che ero arrivato al traguardo, perci• era del tutto inutile continuare con la fisioterapia, anzi questa mi avrebbe annoiato e basta?.Le uniche attivit… che avrebbero avuto un senso, secondo il professore, dovevano avere come parte rilevante la disciplina della respirazione: il nuoto, provare lo Yoga. Ma la staticit… delle posizioni di quest?ultimo poteva risultare incompatibile.Un’altra volta, siamo nei primi anni ottanta, il professore mi propose il training autogeno che provai, ma dopo un breve periodo, insoddisfatto, lo abbandonai.Non propose il Ki Aikido perch‚ lo conoscer… di l a poco, tramite una delle due fedeli collaboratrici, la dott.sa Anna Gidoni, che era la coordinatrice all’interno della Scuola Speciale per Terapisti della Riabilitazione dell’Universit… di Firenze.In seguito, parlando con l’insegnante Giuseppe Ruglioni – Beppe per chi lo conosceva – ho iniziato a praticare quest?arte marziale, divenendo suo allievo. A quel tempo Beppe aveva gi… insegnato anche presso la ?Scuola Speciale per Terapisti della Riabilitazione? diretta dal Professor Milani.Entrando pi— nello specifico, c?Š da dire che i test, per quando riguarda il Ki – o le tecniche riferendosi all?Aikido – si provano fra i praticanti, cambiando quasi tutte le volte partner, durante la stessa lezione, anzi Š consigliato cambiare ad ogni test o tecnica.Fin dall?inizio notai con sorpresa che gli esercizi della pratica del Ki, o meglio i test, cos si chiamano, erano familiari; trovavo delle somiglianze con quelli della fisioterapia fatti a suo tempo presso il Centro di rieducazione motoria ?Gino Frontali?, diretto dal Professor Adriano Milani Comparetti.Fu Simona, fisioterapista al Centro di Riabilitazione della A.S.L., che mi sugger di provare la pratica del Ki. In pi—, a suo dire, avrei condiviso un?esperienza importante con persone della mia et…, che mi avrebbe aiutato a integrarmi ancora di pi— con gli altri.Questa la sintesi del discorso che mi fece e che io recepii: ?Solitamente questi corsi sono frequentati da gente come te, lavoratori e studenti, quindi avranno i tuoi interessi, quindi se vuoi c?Š anche l?aspetto socializzante e gli orari, di conseguenza, saranno accessibili.?Allo stesso tempo rimasi alquanto stupito, nella mia ignoranza di allora, sul fatto che mi si proponeva qualcosa che avesse a che vedere con le arti marziali: ad un pacifista convinto come me, in pi— disabile, la cosa non mi era chiara per niente!La fisioterapista, vedendomi alquanto perplesso, spieg• che era stata una scoperta del Milani nell?ultimo periodo e lo consigliava a persone con le mie difficolt….La disciplina si sofferma sui movimenti, compresi quelli fini, sul controllo della coordinazione e della respirazione, finalizzato all?accrescimento delle ns capacit… di percezione sia dell?ambiente circostante che degli altri presenti in questo (la cosiddetta ?percezione totale?)?Proprio quello che fa per me? – pensai. E in effetti, negli anni, questa scelta si Š dimostrata importante per me, da tanti punti di vista.Ho condiviso in pieno il concetto base dell?insegnamento del compianto maestro Giuseppe Ruglioni che sosteneva che nell?Aikido non ci deve essere contrasto nella tecnica, ma si deve sempre ricercare l?armonia, non lo scontro, perch‚ ?Aikido Š amore?.Da qui l’idea che questa disciplina sia una continua ricerca del muoversi con il compagno in armonia e questo nella situazione pi— estrema, quella in cui si subisce da questo un attacco.Cambiare partner quando si praticano le diverse tecniche durante la lezione Š fondamentale essenzialmente per due motivi.Un motivo Š ?la mente deve essere calma e rilasciata?. In altre parole, si deve cercare di ?non fissare la mente? e uno dei modi per raggiungere questo stato mentale Š di non insistere troppo su un test o tecnica, appunto fissarsi, altrimenti si ha l’effetto opposto.Il secondo motivo Š che cambiare compagno per ogni tecnica. Questo si lega al fatto che da tutti possiamo apprendere e a tutti possiamo insegnare qualcosa.Oggi mi sento integrato a tutto tondo nel gruppo dell?Aikido. E non sono solo io che apprendo, ma anche gli altri apprendono da me; basti pensare a come devono regolarsi quando si confrontano con me sul Tatami.Una cosa bella Š che, quando si preparano gli esami, l?esito positivo della prova appartiene a tutto il gruppo che ha contribuito alla preparazione e alla dimostrazione. Per me Š stata un?esperienza importantissima quanto ho preparato l?esame per cintura nera, aiutato da tutti gli istruttori e da tutti i praticanti in un percorso corale che mi ha permesso di ottenere il primo dan durante un seminario in Ungheria nella commozione, vera, di tutti quanti avevano contribuito a questo traguardo.In conclusione, con questo mio intervento, vorrei evidenziare come la rete di protezione sociale debba funzionare come una rete di rapporti e di relazioni – proprio come sperimento tutte le volte che vado in palestra ? tale da sostenere la persona anche in un momento di bisogno o difficolt… permettendogli di svilupparsi e crescere nell?armonia.

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