Nessun pericolo sistemico. E si esagera quando si parla della crisi delle banche italiane. Il direttore generale del fondo salva-Stati Esm, Klaus Regling, punta a sgomberare il campo da recenti indiscrezioni secondo cui il fondo potrebbe intervenire nel salvataggio di qualche istituto di credito italiano. Dal giorno in cui ho cominciato a mettere in piedi l’Efsf e l’Esm, tutti avevano detto che l’Italia sarebbe stato il primo Paese ad averne bisogno, quindi sono abituato a sentirlo dire. In realt l’Italia non ha mai perso l’accesso ai mercati. Ci sono preoccupazioni per la bassa crescita e bassa produttivit , ma non significa che ci sia una crisi, ha detto Regling in una intervista a El Mundo, spiegando che il fondo concede liquidit ai Paesi che hanno perso accesso ai mercati, e l’Italia non tra quelli. Quindi sulle banche ha sottolineato: Leggo spesso che in Italia ci sarebbe una crisi bancaria, ma esagerato. Sappiamo bene dagli stress test della Bce che c’ una grande banca che ha bisogno di capitale, e forse altre piccole. Bisogna ricordarsi che in Italia ci sono 600 banche. Quindi non vediamo una crisi sistemica che coinvolga tutto il Paese, come accaduto ad alcuni Paesi 4-5 anni fa. La grande banca a cui fa riferimento Regling naturalmente Mps mentre tra quelle medio-piccole si possono ipotizzare Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Carige e poi i quattro istituti ‘salvati’ l’anno scorso: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e Cariferrara. Entro l’anno Mps dovr chiudere l’operazione di salvataggio incentrata su di una maxi cessione dei crediti deteriorati e da un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Nel caso di un fallimento si aprirebbero due scenari: un intervento dello Stato con una ricapitalizzazione che comporterebbe la cosiddetta ‘burden sharing’, ossia la ripartizione delle perdite con i privati. Oppure potrebbe scattare il bail-in, cio un salvataggio tutto a carico di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Entro Natale poi dovr essere decisa la cessione delle 4 ‘good bank’ nate appunto dalle ceneri degli istituti finiti in risoluzione nel novembre 2015. In pole c’e’ sempre Ubi, almeno per Banca Marche e Banca Etruria. Carichieti potrebbe andare alla Popolare di Bari mentre pi incerto appare il destino di Cariferrara.(ANSA).ÿ
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