Quest’anno non si ripeter l’ottima performance del 2015, e il Pil crescer meno che nel resto del Paese. Un po’ meglio nel 2017, per l’industria e le costruzioni arretrano e il rischio di povert quasi triplo rispetto alla media italiana. Tra i meridionali emigrati 133.000 sono giovani laureatiIl Pil continua a crescere, ma il sorpasso sul Centro-Nord non si ripeter quest’anno. Le previsioni della Svimez per il Mezzogiorno sono di una crescita dello 0,4% contro un pi 0,6% per il Centro-Nord. Ma a preoccupare soprattutto la perdita di posti di lavoro qualificati, la diffusione della povert e la fuga dei giovani e dei laureati. L’industria continua ad arretrare, cos come le costruzioni: segnali positivi solo per i servizi e il turismo. La soluzione per il Sud, sostengono gli analisti, non pu venire dalla speranza di un generico aggancio alla ripresa internazionale, che per la verit funziona poco anche per il resto del Paese, ma solo da politiche ritagliate su misura, investimenti mirati che possono passare per i percorsi gi tracciati della nuova Sabatini e delle Zes (le zone economiche speciali), e poi per i Masterplan e i Patti per il Sud. La Svimez rilancia per in buona parte anche le proposte di Confindustria: bisogna investire sulla logistica, fin troppo carente da Napoli in gi, e ritagliare un Piano Industria 4.0 su misura.Il Pil riparte, ma con meno entusiasmo. Nel 2015 il Pil nel Mezzogiorno cresciuto dell’1%, recuperando in parte la caduta dell’anno precedente (meno 1,2%) e superando dello 0,3% la media italiana. Una buona notizia dopo sette anni di crisi ininterrotta, ma quello slancio del 2015 adesso sembra perdersi, e diventa difficile pensare che si possa recuperare in breve tempo la caduta dal 2007 a oggi, che del 12,3%, quasi doppia rispetto al 7,1% del Centro-Nord. I settori che tirano al Sud sono l’agricoltura (nel 2015 il valore aggiunto ha compiuto un deciso balzo, pi 7,3%) e i servizi, il turismo in particolar modo. A beneficiare del buon andamento del 2015 anche il Pil pro capite, che cresciuto dell’1,1% contro lo 0,6% del resto del Paese. Ma le differenze con il resto del Paese rimangono ancora abnormi: tra il Trentino Alto Adige, la regione pi ricca d’Italia, e la Calabria, la pi povera, ammonta a quasi 21.000 euro. Nel 2017 il Pil dovrebbe trovare nuovo vigore, comunque, secondo le previsioni della Svimez: dovrebbe infatti crescere dello 0,9%, non molto di meno rispetto al pi 1,1% previsto invece per il Centro-Nord.Consumi in ripresa. A favorire l’inversione del Pil stata la crescita dei consumi: il 2015 si conferma un anno di svolta con un un aumento dello 0,3% che era stato preceduto nel 2014 da un calo dello 0,6%. Per l’incremento del Centro-Nord stato dello 0,8%, perch al Sud stata molto pi forte la necessit di ricostruire le scorte monetarie, falcidiate dalla crisi. Si speso di meno in tutto, dai consumi alimentari al vestiario (la forbice pi ampia) alla cultura.E anche gli investimenti. Anche gli investimenti nel 2015 sono tornati a crescere, e con un tasso dello 0,8%. Una tendenza che per non incoraggiata rischia di fermarsi, e soprattutto non ancora sufficiente a recuperare tutto quello che si perduto negli anni della recessione, il 41,1% contro il 26,7% della media italiana.Pi occupati, ma anche pi giovani in fuga. L’occupazione cresce, ma molto legata alla decontribuzione, e ne segue l’andamento: dopo il boom del 2015, nel 2016 si registra un deciso rallentamento. Aumenta finalmente nel 2016 anche l’occupazione giovanile, pi 3,9%, rispetto a una media nazionale del 2,8%, ma perdono peso le occupazioni pi qualificate. Mentre estremamente qualificati sono la maggior parte dei 653.000 in fuga dal Mezzogiorno (saldo negativo tra il 2002 e il 2014): 478.000 sono giovani, tra loro 133.000 sono laureati, la maggior parte sono donne. E nel 2015 il numero dei nati al Sud raggiunge il livello pi basso dall’Unit d’Italia.Allarme povert e disuguaglianze. Nonostantela ripresa, nel 2015 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povert assoluta, contro poco pi di 6 nel Centro-Nord. Il rischio di cadere in povert triplo al Sud rispetto al resto del Paese, e in Sicilia e in Campania sfiora il 40%. da repubblica.it
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