Non solo successo, soldi, fan e flash dei fotografi. Il cinema italiano, che in questi giorni al centro della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, sempre pi caratterizzato, al di l delle star da copertina, da produzioni ridotte all’osso e attori sottopagati. E proprio in occasione dell’evento in corso al Lido di Venezia la coordinatrice del sindacato nazionale attori italiani (Sai) della Slc Cgil, l’attrice Carlotta Viscovo, lancia un appello a tutta la categoria, colleghi pi famosi inclusi.E’ arrivato il momento -dice- che gli attori italiani mettano da parte gli individualismi e trovino finalmente uno spirito di categoria. Soltanto cos potremo richiedere a istituzioni e produttori un contratto nazionale di categoria del settore audiovisivo, che innanzitutto regolamenti e fissi delle paghe minime. L’opinione pubblica -sottolinea- pensa che quella dell’attore sia una vita fuor dal comune ma nella maggior parte non cos, ci troviamo ad affrontare le difficolt di tanti altri nel mondo del lavoro.Paghe, che, spiega Viscovo, negli ultimi periodi sono scese vertiginosamente, specie per i ruoli pi piccoli, nel cinema come nella fiction. Le produzioni arrivano a offrire -spiega- tra i 250 e i 350 a posa, e cio per una giornata di lavoro. Se si considera che al massimo si tratta di 3 giornate di lavoro, che spesso si viene convocati 48 prima e che a volte si tratta delle uniche giornate di lavoro in un mese o due, si comprende che si tratta di cifre da fame.Una condizione insostenibile che, spiega Viscovo, aggravata da tante altre piccole cose: Ormai le produzioni, se l’attore vive lontano dai luoghi del set, non rimborsa neanche le spese di viaggio che sono quindi a carico dell’attore. Per questi motivi, ribadisce Viscovo, l’intera categoria deve spingere per chiedere un contratto collettivo di lavoro, che fissi dei paletti per l’Anica, l’associazione dei produttori.E nello spettacolo e nella prosa non va meglio, sottolinea Viscovo. Il decreto Franceschini sugli spettacoli dal vivo -sottolinea- tutto a favore delle imprese, non nessuna tutela per i lavoratori. Attori che, se un tempo, anche dieci anni fa, potevano pensare a una progressione di carriera, oggi non possono pi. Ci sono colleghi con 20-30 anni di esperienza -spiega Viscovo- che oggi si ritrovano a guadagnare anche molto di meno rispetto al passato.L’appello quindi ai colleghi pi famosi che, naturalmente, per loro meriti, hanno a disposizione cachet elevati, a fare spirito di categoria -sottolinea Viscovo- anche con gli altri, in modo tale da poter chiedere a istituzioni e opinione pubblica diritti e tutele per tutti gli attori. (Adnkronos)
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