‘Ogni infortunio in cava deve farci tenere alta la guardia Come Cgil siamo molto preoccupati. Il lavoro va tutelato ma la nostra priorit sono la legalit , la trasparenza e la sicurezza. A Carrara bisogna dire basta all’omert nelle cave’. A parlare di omert dentro (e anche fuori) le cave di marmo una delle persone che conosce meglio la realt della monocoltura su cui si basa buona parte dell’economia del territorio. Parliamo di Paolo Gozzani. Il segretario provinciale della Cgil, il sindacato a cui iscritta buona parte della manodopera del settore, ieri mattina, dopo l’incidente di Campocecina, (N.d.R.: pare non grave e sulla cui dinamica poco ancora si venuto a sapere nb) venuto a trovarci in redazione. ‘In cava c’ un collegamento strettissimo tra corsa a produrre, sicurezza ed evasione fiscale. Oggi l’escavazione spiega Gozzani – selvaggia ed fin troppo remunerativa. Bisogna diminuire i ritmi di lavoro aumentando cos la sicurezza. E dobbiamo salvaguardare l’ambiente e gli equilibri idrogeologici. Una volta, quando la produzione era artigianale, era cos. Con i ritmi industriali purtroppo stato tutto stravolto. E` cambiato tutto ed cambiato in peggio. C’ stato uno scempio del territorio ma stata devastata anche la sicurezza. Ora basta. Qualcuno probabilmente non sar d’accordo, anche nel mio sindacato, ma l’ora di cambiare’. (Andrea Luparia)Arci Toscana: ®La monocultura del marmo impone prezzi sociali ed ecologici non accettabili¯Una battaglia per la legalit a difesa del territorio, dell’ambiente. Sono i presupposti del documento, presentato ieri a Firenze nella sede di Arci Toscana, in difesa delle Alpi Apuane ®oggetto di un’aggressione selvaggia da parte di un’industria estrattiva orientata solo al proprio profitto che, asportando intere parti della montagna, distrugge irreversibilmente i delicati habitat apuani – sottolinea Arci nella nota di presentazione del documento -. Con questo appello, si reclama il rispetto di alcuni principi che, in questa parte d’Italia, vengono violati in nome di interessi privati che riescono a imporsi sulla tutela della propriet collettiva, a scapito dell’ambiente e del paesaggio¯. Una lotta di civilt , sostenuta da sottoscrittori illustri, perch ®i prezzi sociali e ambientali della monocoltura del marmo non sono accettabili e, soprattutto, non sono sostenibili v ancora distruzione del paesaggio, rischio idraulico, dissesto idro- geologico, distruzione della filiera produttiva, occupazione ridotta ai minimi termini, distruzione dell’identit culturale di intere comunit . Conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti¯. Disastri a cui si aggiunge la lotta sui cosiddetti ®beni estimati¯ e il paradosso di un editto del 1751 che potrebbe garantire la `propriet privata` di alcune cave alle imprese del marmo. ®La sconfitta del progetto di privatizzazione costituisce la premessa per la riapertura di un confronto in sede locale e regionale, che affronti seriamente i temi della tutela dell’ambiente, della sicurezza del lavoro e della valorizzazione della materia prima – conclude l`Arci¯. (Francesco Scolaro)Cave, no alla loro privatizzazioneVa respinto con forza ogni tentativo di privatizzazione delle cave delle Apuane. E? questo il fulcro principale dell?appello che hanno firmato costituzionalisti, personalit della cultura e dello spettacolo, associazioni, organizzazioni e movimenti politici del territorio, con un obiettivo ben preciso: salvare e tutelare le Alpi Apuane. Un appello rivolto prima di tutto alla Corte Costituzionale che, a breve, si pronuncer sul contenzioso aperto dal governo contro la nuova legge sulle cave della Regione Toscana, affinch riconosca la nullit della pretesa di privata propriet sui cosiddetti ?beni estimati?. Questi ultimi sarebbero le concessioni sugli agri marmiferi di Carrara per le quali, in base a un editto del 1751 di Maria Teresa Cybo-Malaspina, alcune grandi imprese del marmo rivendicano la propriet privata o la concessione perpetua.Le firme apposte su quel documento sono pesanti come macigni: Paolo Maddalena (ex vicepresidente della Corte Costituzionale), Salvatore Settis, Adriano Prosperi, Andrea Camilleri, Moni Ovadia, Tomaso Montanari, Giuseppe Ugo Rescigno, Maria Pia Guermandi, Roberta De Monticelli, Mario Perrotta, Maurizio Maggiani, Alberto Grossi, Giorgio Pizziolo, Paolo Baldeschi. Un appello a cui aderiscono importanti associazioni e movimenti politici, del territorio e nazionali: Anpi, Archivi della Resistenza, Arci Massa-Carrara, Carrara Bene Comune, Centro Studi Cervati, Fare Comunit Carrara, Fondazione Caponnetto ? Referente Massa Carrara (Milene Mucci), Gruppo di intervento giuridico (Grig) presidio apuano, Italia Nostra Apuo Lunense, Legambiente Carrara, Movimento 5 Stelle Carrara, Rifondazione comunista Carrara, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Sinistra anticapitalista, Verdi di Carrara.E’ la voce di Maddalena, al termine dell’intervista di 20 minuti presentata ieri all’Arci di Firenze, a dare il senso della questione: Non ci sono dubbi nel fatto che sia assolutamente fuori luogo parlare di propriet privata dei possessori dei beni estimati?.Ci atteniamo ai principi inderogabili della Costituzione quando le identifichiamo quale bene comune ? prosegue l’appello ? e, in quanto tali, non sono sacrificabili all?interesse di singole imprese. I principi costituzionali pongono la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali dello Stato. Va dunque respinto con forza ogni tentativo di privatizzazione delle cave delle Apuane. Siamo certi che la Corte Costituzionale sapr riconoscere, in accordo con quanto dalla stessa sostenuto nella sentenza del 1995, la nullit della pretesa di privata propriet su alcuni agri marmiferi.Quello che si propone inoltre un diverso modello di sviluppo delle Apuane che deve partire dal riconoscimento che esse sono propriet della collettivit : da tutelare e non da violentare, saccheggiare e mercificare a vantaggio di pochi e a danno di tutti. Tale sviluppo ? concludono ?, modulato dall?interesse pubblico, deve armonizzarsi con l?interesse giuridicamente e politicamente superiore della salvaguardia del territorio e dell?ambiente, come sancito dalla Costituzione. (Francesco Scolaro)Fonte La Nazione
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