I sindacati della dirigenza medica e sanitaria (Anaao assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fesmed, Cgil medici, Cisl medici, Uil medici, Fassid) mettono in guardia Regioni, Province Autonome ed Enti del Servizio sanitario nazionale inviando una formale diffida ad emanare regolamentazioni difformi rispetto alla normativa europea sull’orario di lavoro e sui riposi dei dirigenti medici. I sindacati ricordano anche che non possono intervenire a tal fine nemmeno contrattazioni sindacali decentrate regionali o aziendali. Il decreto 662003, all’art. 17, spiegano i sindacati in una nota, demanda infatti espressamente al livello nazionale delle relazioni sindacali la possibilit di prevedere, entro determinati limiti, eventuali possibilit di deroghe agli articoli 4 (tempo massimo di lavoro settimanale), 7 (riposi), 12 e 13 (lavoro notturno) dello stesso decreto legislativo. Dal 25 Novembre 2015, il lavoro di tutti i medici dipendenti pubblici e privati dovr infatti essere riorganizzato in modo da adeguarsi integralmente alla normativa europea sugli orari di lavoro e sui riposi, conseguentemente all’applicazione della Legge 1612014, che stata promulgata il 30 ottobre 2014, e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 10 novembre 2014. Per un intero anno, rilevano i sindacati, le istituzioni competenti hanno ignorato il problema, continuando senza riguardo ad operare tagli indiscriminati di personale. Oggi, all’ultimo minuto, come ormai prassi di una gestione politica costantemente emergenziale del SSN, assistiamo ad uno scaricabarile a cascata dal livello nazionale a quello regionale, e da questo a quello aziendale. Tutto questo si traduce nel rischio inaccettabile di far ricadere le responsabilit di tali incapacit organizzative, e dei conseguenti disservizi a danno dei cittadini, sui soliti capri espiatori delle inefficienze del SSN: i lavoratori dipendenti, in particolare i dirigenti medici e sanitari, ma – concludono le organizzazioni – non si pu pretendere che le suddette responsabilit non vengano rispedite al mittente. (ANSA)
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