Lasciateci lavorare!: il grido dei piccoli Comuni, quelli cio che non superano i cinquemila abitanti, che da oggi sono in presidio permanente davanti alla Camera dei deputati, in piazza Montecitorio a Roma. Circa 150 i sindaci presenti – tutti con fascia tricolore – sui 1.200 aderenti all’Associazione nazionale piccoli comuni d’Italia (Anpci). In totale i Comuni italiani che rientrano nella categoria di ‘piccoli’ sono cinquemila. I primi cittadini, spiega la presidente dell’Anpci Franca Biglio (sindaco di Marsaglia nel cuneese) sono sul piede di guerra per quattro motivi principali. Innanzitutto per i tagli lineari che colpiscono tutti, indiscriminatamente, e quindi anche i Comuni virtuosi, che invece dovrebbero essere premiati. In secondo luogo, l’Anpci contesta l’associazionismo obbligatorio imposto senza tener conto delle singole esigenze delle comunit minori. Una ingessatura, spiega Biglio. A questo si aggiunge che il Fondo di solidariet andato alle grandi citt in dissesto finanziario penalizzando ancora una volta i piccoli. Atro motivo della protesta, il Patto di stabilit che ha bloccato gli investimenti e fatto chiudere migliaia di aziende locali. Infine, nel mirino dei piccoli Comuni la centrale Unica di Committenza attraverso la quale devono passare tutti gli acquisti della pubblica amministrazione: per noi allunga solo i tempi e aumenta i costi. Perch la deroga vale solo per i Comuni sopra i diecimila abitanti? si chiede Biglio. Una delegazione dell’Anpci sar ricevuta in queste ore dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e dal viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero. Poi, nel pomeriggio, i ‘piccoli’ sindaci dovrebbero incontrare anche il ministro dell’interno Angelino Alfano. (ANSA).
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