Una legge sugli appalti per difendere gli ultimi

Da un po’ di tempo la Cgil viene accusata, in modo particolare da coloro che stanno lavorando alla riduzione dei diritti, di difendere i cosiddetti garantiti, quelli che nel mondo del lavoro hanno pi? certezze, addirittura privilegi, anzich? quelli che sono parte di un mondo del lavoro molto frammentato.A dimostrazione di quanto ci? non sia vero, la Cgil ha deciso – con una proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti – di partire dagli ultimi, da coloro che rappresentano il lavoro povero, la destrutturazione del ciclo produttivo, lo sfruttamento del lavoro, l’assenza dei diritti, per fare in modo che questi lavoratori possano acquisire garanzie e tutele non solo per la dignit? delle persone, ma anche per affermare un lavoro di qualit? ed una scelta di sviluppo positivo. Una proposta di legge che mette al centro la tutela dei lavoratori, di quei tanti lavoratori che ogni giorno si domandano cosa sar? di loro e del loro contratto alla scadenza della gara d’appalto, oggi ancor di pi? con l’introduzione del contratto a tutele crescenti.I punti fondamentali della proposta di legge sono:1) La riduzione del numero delle stazioni appaltanti, che risponde al tema di una semplificazione delle procedure ed ? una via importante per creare un sistema degli appalti pubblici pi? moderno e pi? efficace: sia in termini di qualit? del progetto, sia in termini di trasparenza relativamente all’aggiudicazione, sia per quanto riguarda il costo dei beni e servizi, finalizzato anche ad un controllo dei finanziamenti pubblici;2) La lotta al massimo ribasso a favore dell’offerta economicamente pi? vantaggiosa, attraverso l’elaborazione di un criterio in grado di ridurre la discrezionalit?, che pu? essere esercitata nell’assegnazione del punteggio ma che invece deve trovare un mix equilibrato tra il punteggio per la qualit? del progetto ed il punteggio da assegnare per il costo, evitando cos che – in un regime di spending review come quello di questi anni – l’ago della bilancia si sposti verso il secondo criterio, tagliando cos il costo del lavoro,e creando dumping contrattuale tra le imprese;3) L’introduzione della clausola sociale, finalizzata a tutti gli aspetti che riguardano le condizioni economiche ed occupazionali degli addetti.La Toscana ? impegnata nella raccolta delle firme, e gioved 19 marzo in tutte le province si stanno organizzando varie iniziative con punti di raccolta nelle piazze, nei centri storici, nei luoghi di lavoro.Inoltre, con l’assessorato alla Sanit? della Regione Toscana stiamo contrattando – ed ? in via di definizione – un protocollo d’intesa che pone al centro le tre questioni sopra esposte. Abbiamo chiesto inoltre al Presidente della Regione che si proceda alla modifica delle legge regionale n. 38 sugli appalti, per l’introduzione degli stessi temi.La Cgil Toscana, quindi, ? s impegnata nella raccolta delle firme ma – anche in attesa di una legge nazionale – ha ritenuto di aprire dei tavoli con la Regione per risolvere i problemi che in questi anni abbiamo affrontato, per dare regole chiare ad un settore che purtroppo, come si vede anche dai recenti fatti di cronaca, ? sinonimo di malaffare e corruzione.

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