Il Comune di Firenze concede il Salone dei Cinquecento al G8 del superlusso: la riflessione del segretario regionale di Cgil Toscana Maurizio BrotiniIl dibattito sulla concessione, da parte dell’Amministrazione Comunale di Palazzo Vecchio, del Salone dei Cinquecento per il cosiddetto ?G8 del superlusso? merita una riflessione non contingente, e le considerazioni del professor Montanari non possono essere facilmente superate attraverso una banalizzazione retorica. Si tratta, peraltro, di un episodio che segue quello della concessione di Ponte Vecchio per una iniziativa della Ferrari.Un primo livello sicuramente quello della scarsa avvedutezza rispetto al corrispettivo economico corrisposto dai soggetti privati per il godimento di tali spazi, arrivando addirittura per il Salone dei Cinquecento ad una forma di subaffitto: cio, la societ che ha ricevuto la possibilit di svolgere la suddetta iniziativa impone ai partecipanti una sorta di biglietto d’ingresso, che permette di incassare una somma pari a dieci volte tanto il costo versato nelle casse di Palazzo Vecchio. Si tratta peraltro di un fenomeno di riflusso neolobbista che, come CGIL toscana, avevamo gi paventato e stigmatizzato nel nostro recente Congresso Regionale.Un secondo livello concerne le modalit di gestione e di fruizione dei beni culturali, assimilabili per molti aspetti alla concezione di bene comune. Anche a fronte di un processo – da noi non condiviso – di progressivo disimpegno della gestione pubblica di tali beni, l’unica alternativa il totale affidamento alla gestione privata e soprattutto ad una idea privatistica e proprietaria di tali beni? Oppure possibile ipotizzare uno sforzo di creativit che susciti una primavera del civismo e della partecipazione, che mobiliti e valorizzi le rappresentanze e l’associazionismo culturale e sociale? Perch non riprendere le sollecitazioni e riflessioni rispetto all’iniziativa dell’Unicoop di Firenze nei confronti dell’intervento sul Battistero?Le sponsorizzazioni sono operazioni commerciali – come ci ricorda Montanari – e il ?mecenatismo dei paperoni? ha un inevitabile sapore paternalistico ed esclusivo. Il crowdfunding invece ?inclusivo, essenzialmente democratico e in sintonia con lo spirito della Costituzione?: un ?mecenatismo popolare? da proporre in alternativa all’appropriazione aziendalista dei beni culturali, che si affianchi e non sostituisca l’intervento dello Stato e del pubblico.Un terzo livello l’idea di citt che si ha e che si persegue. E su questo aspetto, sulla Grande Firenze che ricorda troppo la ?Toscanina? dei moderati toscani – ripresa nel Novecento anche da una esperienza politico-istituzionale sicuramente non commendevole – sarebbe auspicabile che le forze sociali e politiche, assieme all’intellettualit di questa Regione, si misurassero con passione e profondit storica, che n Facebook n Twitter potranno certamente supplire e superare.
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