Nei giorni scorsi la stampa locale e nazionale ha continuato, giustamente, a soffermarsi ancora sulle vicende della Siena Biotech. Il quesito principale sempre il solito: possibile dare nuovo impulso alla ricerca senese in campo biotecnologico e non gettare alle ortiche i tanti anni di esperienza assieme alle ingenti risorse economiche investite?La risposta affermativa. E’ possibile. Basta volerlo.L’importante non farsi prendere dal panico, dal tempo che corre e dalla furia nell’individuare una soluzione qualsiasi, magari quella pi semplice e sbrigativa, che non detto sia anche la pi giusta.L’attenzione va rivolta in primo luogo ai lavoratori e alla loro salvaguardia occupazionale e professionale, ma ci che a quanto pare, all’esterno, costituisce il principale elemento di interesse e attrattivit l’immobile che ospita l’attivit di Siena Biotech, i suoi laboratori, le strumentazioni all’avanguardia che molti esperti del settore guardano con una punta di invidia.Non vorremmo che l’area edificata e attrezzata diventasse semplicemente terreno di scorribande, dove, dietro il paravento del salvataggio di alcuni posti di lavoro, si aprissero le porte a saccheggiatori di esperienze, pronti ad ?occupare? pi che i lavoratori i metri quadrati.Il numero dei dipendenti ormai ridotto ad una cinquantina; di questi, poco pi di dieci lavorano gi come distaccati per TLS (Toscana Life Sciences); il rimanente nucleo, costituito prevalentemente da ricercatori, pu dare molto in termini di esplorazione e conseguimento di nuovi obiettivi in campo biotecnologico e biomedico. Fra l’altro, manifestazioni di interesse dall’estero verso questa attivit sono gi arrivate a Palazzo Sansedoni? E altre potrebbero giungere? Magari basterebbe promuovere con maggior decisione questo tipo di indirizzo.L’errore pi grosso che qualcuno potrebbe commettere sottovalutare le potenzialit , in parte ancora inespresse, di questo team di lavoratori altamente preparati; forse pensando di fare cosa giusta nel disperderli come ceneri al vento fra le diverse aziende start up presenti nel territorio.Ecco, appunto: partiamo da ci che non il caso di fare (e da lasciare, semmai, come ultima spiaggia).Marco Goracci, Segretario provinciale FILCTEM
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