La preoccupazione tra i lavoratori e alta. Granarolo in Toscana ha circa il 7% delle quote di mercato, noi oltre il 40%: e chiaro che lazione e quella di fagocitare la nostra fetta passando dal nostro marchio, che e quello di riferimento. Alessandro Baroncini, delegato Cgil nella Rsu di Mukki, parla chiaro: leventuale privatizzazione della Centrale del latte della toscana, avviata dal Comune di Pistoia con la messa in vendita del 18,416% del capitale azionario, a cui il colosso bolognese ha risposto presente, fa paura. Un timore generato non tanto per la privatizzazione in se, una linea che in generale puo vederci daccordo, ma perche il marchio in questione e un concorrente di mercato troppo vicino alla Mukki. La questione, in questo caso, qui si fa geografica, perche lo stabilimento di Granarolo dista da Firenze appena 100 chilometri. Uno spazio troppo stretto, soprattutto in ottica occupazionale: dentro Mukki- spiega Baroncini- lavorano 170 dipendenti per un indotto che conta un migliaio di posti di lavoro. Anche se la fabbrica di Firenze, praticamente nuova e con i macchinari tra i migliori dEuropa, fosse investita della produzione di latte rivolta al Sud, lo scenario prevederebbe un ridimensionamento del 50% del personale, visto che sono unottantina gli addetti dedicati alla produzione.Per questo, continua lesponente della Cgil, se il processo di dismissione pubblica e inevitabile, chiediamo: primo, che questa operazione sia fatta con una tempistica congrua, almeno un paio di anni. Secondo: chiediamo alla politica di intercettare un imprenditore vero, che pero non sia un nostro diretto concorrente, lipotesi peggiore per quel ci riguarda. Due paletti che, conclude Baroncini, devono essere recepiti dalla Regione Toscana che, in questo fase delicatissima, deve fare da interlocutore con tutti gli attori chiamati in causa. Chiediamo al governatore Rossi di fare da filtro per portare tutti i soci pubblici, lazienda e le parti sociali, a sedersi allo stesso tavolo. (Dig Dire)
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