Sono necessari processi di aggregazione sul fronte dei servizi pubblici locali? Indubbiamente s, e come CGIL abbiamo sempre spinto in tale direzione, ma tali processi debbono tener conto di una serie di fattori.1) L’espressione popolare, che ha visto indicare tramite referendum per l’acqua un orientamento verso la ripubblicizzazione della risorsa idrica, con il conseguente necessario mantenimento di un forte ruolo pubblico nella programmazione, nel controllo e nella gestione del servizio.2) La necessit di contemplare una gestione industriale della stessa, vista l’ingente necessit di risorse in investimenti, con la conseguente opportuna economia di scala nel livello gestionale.3) Il momento delle scelte di indirizzo politico, con la conseguente necessit di trovare una corrispondenza tra il livello del soggetto gestore e ed i livelli di espressione della volont popolare espressi tramite il voto diretto.4) Una verifica attenta delle tariffe e del sistema tariffario, a fronte della perdurante crisi economica e sociale che colpisce lavoratori, pensionati, precari e quanti perdono quotidianamente il posto di lavoro.5) Una riflessione quindi sul peso del costo delle tariffe sulle famiglie italiane e la possibilit di differenziarle tramite lo strumento della contrattazione sociale.6) Una attenzione sulle modalit di utilizzo della forza lavoro, ovvero una riflessione, sindacale ma anche economico-contabile, sulle modalit di gestione diretta, sul necessario mantenimento di un forte presidio territoriale e sul ricorso agli appalti.7) Una considerazione sul ruolo che il sistema delle partecipate nella gestione di servizi di rilevanza pubblica locale potrebbero svolgere come volano dello sviluppo, costituendo ormai uno dei pochi strumenti in mano del sistema delle Autonomie per intraprendere politiche anticicliche sul piano economico, che uniscano ricerca, innovazione e buona occupazione.?Guardiamo quindi con preoccupazione sia al ritorno delle ‘piccole patrie’ reincarnatesi nei campanili che caratterizzano tutt’oggi in maniera sovente regressiva le discussioni su tali tematiche, sia ai processi di aggregazione e scambi azionari che vedano il prevalere della parte privata o esterna al territorio su quella pubblica locale, o che spostino centri decisionali e livelli di controllo al di fuori della realt regionale. Realt regionale, quella della Toscana, che corre seriamente il rischio di ritrovarsi periferia in una Italia sempre pi periferica?, dice Maurizio Brotini, segretario regionale di Cgil Toscana. Che aggiunge: ?Che si aggreghi dunque, ma nell’interesse della salvaguardia della risorsa idrica e di una sua corretta gestione, salvaguardando, sulla spinta anche del referendum, il ruolo del pubblico nell’indirizzo, nel controllo e nella gestione. Che il perimetro sia quello dell’ambito regionale e che sia posizionata nel territorio regionale soprattutto la testa ed il livello di indirizzo politico. Che si ragioni, dunque, con seriet e competenza della qualit del servizio, dell?accessibilit , anche economica, dello stesso, della sua natura di servizio universale, degli investimenti necessari all?ambiente e al territorio. Che non si pensi di dare ossigeno ad un sistema di imprenditoria privata incapace di competere sui mercati offrendogli una nicchia garantita dalle intemperie di quel mercato a parole idolatrato, affidando spazi di gestione a soggetti imprenditoriali privati che abbiano gi dato una pessima prova di s. Che si cambi davvero verso, nel rispetto dell’ambiente, degli utenti e dei lavoratori?.
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