Le ripercussioni sui livelli di disoccupazione dell’annunciata riforma degli ammortizzatori sociali sarebbero davvero preoccupanti. Lo rileva la Uil nel III rapporto sugli ammrtizzatori sociali. Secondo le stime del sindacato, con la riforma gia’ approvata la disoccupazione passerebbe dall’attuale tasso del 12,2% al 13,7% I dati a disposizione per il 2013 – spiega la Uil – fanno registrare, al momento, una Ula (unita’ lavorativa annua) pari a 389mila unita’ coperte dagli ammortizzatori che la riforma vorrebbe superare (mobilita’, cassa integrazione straordinaria e in deroga). Se la riforma fosse stata gia’ in vigore, dunque, queste Ula si sarebbero trasformate in nuova disoccupazione: sulla base di alcune nostre stime, si sarebbe passati dall’attuale tasso del 12,2% ad un probabile 13,7%. Lo diciamo con chiarezza e alla luce dei dati che presentiamo: non ci convince – evdenzia Guglielmo Loy, segretario confederale Uil – l’ipotesi che si sposti la protezione dall’azienda a fuori (quindi al disoccupato), quando ci sono serie speranze di ripresa dell’impresa. Consideriamo sbagliata e velleitaria l’idea di caricare solo sull’Aspi, il peso di garantire una forma di reddito alle persone indebolendo lo strumento della Cassa Integrazione, che certamente si puo’ rafforzare e migliorare ed estendere. Le politiche d’innovazione industriale e produttiva (quando ci sono e quando lo stato le costruisce), se non supportate da adeguati strumenti di aiuto ai lavoratori, rischiano di allargare quello che abbiamo definito il cratere del lavoro.
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