Il lungo ciclo neoliberista avviato dalle classi dominanti americane ed europee a partire dagli anni Ottanta mostra i suoi effetti in maniera inequivocabile. Sconfitti e piegati il movimento dei lavoratori e le rappresentanze politiche del lavoro, l?Europa sprofondata in una crisi economica e sociale paragonabile a quella degli anni Trenta del secolo scorso, con disoccupazione di massa, precariet del lavoro, rigurgiti xenofobi e fascisti. La guerra guerreggiata lambisce il nostro mondo e le Costituzioni nate sulla spinta della sconfitta del Fascismo e del Nazismo vengono considerate non pi tollerabili, con il loro portato avanzato in termini di democrazia sostanziale e di partecipazione democratica rispetto alle grandi scelte di politica economica e sociale. In Italia tale fenomeno elevato all?ennesima potenza. Sorprendentemente (apparentemente), le classi dominanti europee ed il Governo italiano presieduto da Matteo Renzi ripropongono in maniera ancor pi netta e brutale le ricette economiche che hanno prodotto e produrranno addirittura la riduzione delle aspettative di vita, azzerando sostanzialmente lo stato sociale universale e puntando alla marginalizzazione delle organizzazioni sindacali, considerate coerentemente con il pensiero economico liberista fattori distorsivi dei mercati perfetti. In parole povere, lasciando ogni singolo lavoratore solo e da solo a misurarsi col mercato e soprattutto col padrone. Senza il sindacato i lavoratori staranno peggio, non meglio. Senza un cambio radicale rispetto alle politiche economiche e sociali fino a qui perseguite non ci sar ripresa, se per ripresa si intende un miglioramento complessivo del mondo del lavoro e della societ intera. Aumentano i ricchi, questo s, ma perch aumentano in maniera esponenziale i poveri, creando societ sempre pi diseguali ed invivibili. Ci vorrebbero politiche industriali pubbliche, patrimoniale sulle grandi ricchezze, uno stato sociale riqualificato ed esteso in maniera effettivamente universalistica, investimenti pubblici in Universit , scuola e ricerca. Ed per questo che come CGIL abbiamo promosso la raccolta di firme per i Referendum contro il Fiscal Compact. Per cambiare le politiche economiche e sociali dell?Europa e del Governo italiano, per una uscita progressista e democratica dalla crisi, per ridare voce ai lavoratori ed ai cittadini che vedono peggiorare le loro condizioni materiali di vita ed ai quali pure negata la possibilit di esprimersi sull?architettura complessiva dell?Europa, alimentando la lontananza dalla politica da parte delle classi lavoratrici e popolari o offrendo come unica risposta forze e proposte populiste e regressive. Raccogliamo le firme, rilanciamo il dibattito e la discussione, vinciamo il Referendum. Ripartiamo dai nostri valori e dalle nostre proposte, per una societ pi equa, pi giusta, pi solidale.(Maurizio Brotini, segreteria CGIL Toscana)
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