L’attuale fase recessiva si sta rivelando particolarmente lunga e intensa, nonostante la progressiva attenuazione osservata negli ultimi mesi dello scorso anno. In Italia tra il 2007 e il 2013 sono stati registrati cali produttivi di oltre il 20% in ben due terzi dei settori. I dati sono contenuti nel rapporto dell’Istat sulla competitivit dei settori produttivi. La caduta ciclica del 2011-2013 stata contrassegnata dall’eccezionale divaricazione delle due componenti del fatturato industriale: quello nazionale diminuito di circa il 17%, posizionandosi a un livello inferiore rispetto al punto minimo della prima recessione; quello estero ha registrato un rallentamento, facendo segnare comunque una lieve crescita (+3%).A differenza delle crisi precedenti, in Italia la caduta dell’output si manifestata con un’ampiezza maggiore rispetto a quella osservata in molti tra i partner dell’Unione economica e monetaria, si osserva nel rapporto. Nel confronto con gli altri partner europei la peggiore performance del fatturato complessivo italiano ha riguardato in particolare i beni intermedi e di consumo, mentre le vendite dei beni d’investimento hanno mostrato una maggiore uniformit .Il crollo della domanda interna, si legge nel dossier dell’Istat, dovrebbe aver determinato impatti differenziati sul tessuto produttivo del nostro paese. Tra i settori vincenti emergono alcuni di quelli tipici del modello di specializzazione italiano: gli articoli in pelle, l’industria delle bevande e quella alimentare. Al contrario, i comparti che evidenziano le pi forti contrazioni di fatturato sono: il settore della fabbricazione di mobili, la confezione di articoli di abbigliamenti, le industrie del legno.(Adnkronos)
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