DOBBIAMO SCALDARE IL CUORE DEL MONDO DEL LAVORO

Le primarie del centro sinistra si sono concluse.L?esito netto e indiscutibile rappresenta un successo non solo per Bersani che le ha volute e che vince con una larga legittimazione popolare, ma rappresentano anche un risultato per la coalizione che si propone di governare l?Italia. Ne siamo sinceramente contenti e siamo grati a tutti i candidati e a tutte quelle donne e uomini che con il loro impegno volontario hanno consentito questo successo democratico ridando senso tangibile alla ?politica ed ai partiti?. Un successo che sovrasta le inconcludenti pratiche e gli esorcismi del centro-destra nella loro vuota ricerca di ritrovare una sintonia con quell?elettorato che ha voltato loro le spalle.Ora che il candidato premier c??, forte e legittimato, il centro-sinistra dovrebbe anche ridare forza e ruolo al patrimonio di impegno collettivo di chi le ha organizzate e gestite. Perch? senza la legittimazione e la valorizzazione di questa militanza civica il centro-sinistra non riconquister? alla partecipazione tutti coloro che ne sono rimasti ai margini. Infatti, senza tacere i meriti di questa prova democratica che ha riavvicinato tanti cittadini alla politica, non possiamo nascondere il fatto che le primarie non sono bastate a scaldare il cuore del mondo del lavoro. Pur con le dovute eccezioni credo che quando andremo a leggere nel dettaglio la composizione sociale dei partecipanti a questo evento, questo dato emerger? chiaramente.D?altra parte i 30 anni che abbiamo alle spalle sono stati segnati dalla sconfitta del lavoro e da una profonda disillusione di questo mondo verso la politica. La solitudine del lavoro ? diventata un tema politico di prima grandezza, basti pensare a come suoni paradossale l?appello alla partecipazione rivolto a persone cui ? negata sistematicamente la libert? di esprimersi su materie che le toccano da vicino come i contratti, o peggio, come ? successo alla FIAT, di vedersi negato il diritto di scegliere i propri rappresentanti.La difficolt? del rapporto con il mondo del lavoro ha in realt? attraversato tutta l?Europa ed accompagnato questo lungo ciclo di sconfitte per la sinistra europea.La crisi e la subalternit? verso le politiche liberiste hanno accentuato questi fenomeni. I danni che tutto ci? ha prodotto sono sotto gli occhi di tutti. Con la sconfitta del lavoro e del suo valore i ceti medi si sono impoveriti, ricchezza e povert? si sono polarizzate con enorme danno per le nuove generazioni alle quali sono negate le pi? elementari opportunit? di mobilit? e di inclusione sociale. E ne ha risentito sensibilmente la nostra democrazia.Certo oggi vediamo che, come la bolla finanziaria e quella immobiliare, anche la bolla del nuovismo mediatico si ? un po? sgonfiata, c?? una domanda di verit? e di concretezza. Ma i populismi restano in agguato, come i problemi di collocazione e di partecipazione del mondo del lavoro restano ancora una sfida aperta anche per Bersani e per la coalizione di centro-sinistra. Speriamo che dimostrino la stessa ?serena determinazione? che hanno dimostrato nelle primarie, facendo possibilmente nascere da questo risultato di coalizione un partito plurale e moderno, autenticamente riformista. Ovvero orientato alla trasformazione della realt? sociale del Paese, ancorato e radicato nel mondo del lavoro e dei lavori e capace di ridargli quella dignit? e quel rispetto che gli sono stati sottratti: perch? la parte pi? difficile comincia adesso. C?? il voto e c?? soprattutto un Paese da ricostruire. C?? una grande potenzialit? democratica da liberare e da rappresentare. Parte di essa ? in quel mondo che chiede solo di non restare invisibile. Un mondo che non si esaurisce nel lavoro dipendente e subordinato, ma investe direttamente l?intero assetto produttivo, a partire da quello pi? esposto alla globalizzazione e pi? vulnerabile di fronte alla forza della finanza. I tanti piccoli che non chiedono illusioni e privilegi ma competenze e correttezza, ma vogliono da chi li rappresenta la stessa sobriet? che ? a loro imposta dalla crisi. Questo compito in una democrazia moderna spetta ai partiti ed ? utile che questi lo svolgano intensamente. Nel farlo si ridurrebbe anche la domanda di rappresentanza politica che in questi anni si ? scaricata sulle organizzazioni sociali , le quali, pur senza teorizzare l?indifferenza, devono svolgere in autonomia il proprio ruolo. In poche parole, senza il lavoro nessuno vincer? la sfida del governo e del rinnovamento necessaria per cambiare davvero l?Italia.˜

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