In Europa le retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria superano del 48,3% quelle dei lavoratori con istruzione secondaria, mentre in Italia tale valore si ferma al 36,2%. Insomma studiare paga ma in Italia paga meno. E’ quanto emerge dal Rapporto Isfol, presentato oggi alla Camera.Dal 2005 – si legge in una nota – i premi retributivi legati ad un maggiore livello di istruzione sono calati in Europa del 4% mentre da noi del 10% (in Germania sono saliti del 10%). Dal 2007 gli occupati con istruzione terziaria sono aumentati in Italia del 10% ma la media europea e’ pari al 14% (in Germania al 17,8%); il tasso di disoccupazione dei laureati italiani e’ aumentato dell’1% mentre in Germania e’ diminuito dell’1,4%. Il vantaggio fornito dall’istruzione in termini di occupabilita’ rimane comunque evidente: tra il 2007 e il 2010 gli occupati sono diminuiti in Italia di 350 mila unita’; e’ il saldo tra una contrazione di circa 850 mila persone con al massimo la licenza media o il diploma triennale e un incremento di oltre 500 mila con titolo di studio medio-alto. Anche l’analisi della disoccupazione conferma questo vantaggio. Nel 2011 il tasso di disoccupazione degli individui poco scolarizzati si attesta su livelli doppi rispetto a quelli registrati per coloro che possiedono un titolo universitario: l’indicatore riferito ai laureati e’ pari al 5,4%, mentre per i diplomati e’ superiore di 2,5 punti percentuali e raggiunge un valore del 10,4% per chi possiede la licenza media.I sistemi dell’istruzione e della formazione sono in fase di progressivo miglioramento. Il tasso di conseguimento del diploma di maturita’ e’ superiore al 70%. Due terzi dei maturi – continua il Rapporto – prosegue il percorso di studi iscrivendosi all’universita’. Ma rispetto agli altri paesi europei l’Italia continua ad avere il livello d’istruzione secondaria piu’ basso: solo il 56% della popolazione adulta contro il 73,2,% della media UE. Iniziano a ridursi i livelli medi di permanenza degli studenti nel sistema universitario: la percentuale di fuori corso e’ passata al 33,6% nel 2010-11 dal 37,3% di dieci anni prima. Eppure se nel caso dell’istruzione secondaria il nostro paese sta recuperando posizioni rispetto ai maggiori paesi europei, la diffusione dell’istruzione superiore presenta livelli ancora molto bassi e tassi di crescita inferiori a quelli medi comunitari: la popolazione in eta’ compresa tra i 30 e i 34 anni con titolo terziario rappresenta nel 2011 il 20,3% del totale, contro il 34,5% della media comunitaria; l’incremento medio dell’UE e’ pari al 12,3% a fronte dell’8,7% dell’Italia.Tra le criticita’ va segnalato anche un tasso di dispersione dei giovani 18-24enni ancora alto: il 18,2% contro il 13,3% della media UE. Un aspetto positivo e’ invece lo sviluppo della formazione tecnico-professionale, che continua a registrare un incremento, in controtendenza con i fenomeni di licealizzazione che avevano caratterizzato l’ultimo decennio (+1,5% iscritti agli istituti professionali e +0,4% iscritti agli istituti tecnici, licei -1,9%). Si evidenzia anche il riuscito innesto della filiera formativa dei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale, che ha visto aumentare di 7 volte il numero degli studenti in 7 anni. Gli iscritti dell’anno formativo 20102011 hanno superato le 179 mila unita’.L’apprendistato rimane uno dei principali strumenti per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro: il numero di trasformazioni in contratti a tempo indeterminato risulta in aumento e cresce l’offerta di formazione a carattere formale, fa sapere ancora l’Isfol. ASCA
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