Caro Direttore,l’Europa si affaccia al tema della crescita e pone domande all’Italia dove il Governo ha prodotto manovra su manovra politiche recessive; e anche se adesso lancia annunci, bisogna constatare che piani decennali e decreti sono fuori tempo massimo e privi di risposte efficaci.Il Governo rappresenta gran parte del problema: la sua uscita di scena ? condizione per recuperare credibilit? sui mercati.Nel frattempo bisogna dare una prospettiva al Paese e noi pensiamo che le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidariet? sui redditi alti ed una rigorosa lotta all’evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno.La straordinaria partecipazione allo sciopero dello scorso 6 settembre testimonia, l’ampia condivisione di una politica di giustizia fiscale.Confindustria non pu? pensare che la crescita della nostra economia possa derivare dall’allungamento dell’et? pensionabile. Infatti il fondo lavoratori dipendenti ? in equilibrio e non pu? essere intaccato per fare cassa. Soprattutto, se crescita significa occupazione, non si pu? allungare l’attesa dei giovani per l’ingresso al lavoro: il teorico risparmio dell’et? pensionabile ? in realt? un gigantesco costo che produce disoccupazione femminile e giovanile e dispersione all’estero delle intelligenze.Parlare di crescita non significa parlare solo di Pil, ma di lavoro, di occupazione, di qualit? dei servizi, di sostenibilit? ambientale. ? indispensabile un piano per l’occupazione giovanile e la stabilizzazione del precariato.Lo si pu? aiutare con la riduzione del carico fiscale sulle aziende e con incentivi all’assunzione e alla stabilizzazione.Lo si pu? finanziare con il ripristino di una tassa di successione che non escluda i patrimoni societari.L’obiettivo della crescita e della coesione sociale passa per un riconoscimento alle Regioni ed alle Autonomie Locali della loro funzione: welfare ? sviluppo e gli investimenti li produce il territorio.Per questo con loro occorre ragionare di qualificazione e stabilizzazione del lavoro pubblico e di qualificazione dei servizi pubblici locali. Non in una logica di privatizzazione e smantellamento, come sembra indicare Confindustria, ma di riorganizzazione e concentrazione.Il potenziamento e la qualificazione del trasporto pubblico locale pu? rappresentare una filiera con cui modernizzare intere aree, sfruttare le capacit? tecnologiche e industriali nazionali, produrre, difendere e favorire l’occupazione e la mobilit? dei cittadini. Per fare ci? sono necessarie risorse adeguate, politiche mirate e coinvolgimento delle istituzioni locali, di tutti gli operatori locali e nazionali. In materia di Tpl proponiamo alle Regioni che svolgano una funzione di indirizzo e pianificazione costituendo un’unica societ? integrata per ogni Regione.
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