L?articolo dell?Assessore provinciale Nesi, apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera il 13 settembre, mi ha rilanciato alcuni spunti interessanti, su cui vorrei fare qualche mia riflessione. Personale, ma non avulsa dal mestiere che faccio, di sindacalista e dal dovere di difendere chi, in questa citt?, le sta buscando pi? degli altri.La prima questione ? quella della globalizzazione e della crisi: mi pare che abbia riportato la questione economica alla contrapposizione delle due impostazioni principali, quella dell?economia dalla parte della domanda, contro quella dell?economia dalla parte dell?offerta. Chi sta nei CdA delle Banche, alla Banca Centrale, a quella Europea, gran parte dei professori di economia finanziaria, stanno da questa parte, dell?offerta (di capitale); e quindi ? necessario difenderli questi capitali. Per chi vede le cose, invece, dall?altra parte, quella della domanda, ? necessario rilanciare quest?ultima, creare nuovo lavoro, aumentare la ricchezza in mano alla gente comune, quella che spende e fa circolare subito il denaro. Peraltro chi conosca un poco Prato, sa benissimo che non mancano i capitali, ma questi ultimi stanno, in gran parte, nascosti in investimenti immobiliari (o mobiliari) perch? nessuno ? capace di metterli a rischio in una nuova impresa.Sempre per queste ragioni, la nostra ?simpatia? va prima all?industria che alle banche, necessarie si, ma il cui punto di vista non deve prendere il sopravvento. Soprattutto in un momento di crisi.Il problema, a questo punto, ?: dove si trovano i soldi per rilanciare. Su questo mi sembra ci sia un fronte comune, anche con Marcegaglia (e lo dice pure Nesi): vanno presi, un po?, senza esagerare, dove sono andate a nascondersi tutte le ricchezze accumulate nei decenni passati. Decenni in cui c?? stato un colossale passaggio di reddito dal lavoro al capitale e infine alla rendita.A chi si dovranno dare questi soldi: qui torno all?articolo di Nesi, che bene lo dice, ai giovani, con idee nuove, a chi difende il ruolo dell?industria, che ha idee per renderla moderna, che vuole spostare il posizionamento economico del nostro Paese su basi pi? solide, proprio perch? pi? nuove, pi? moderne, pi? piene di idee, che non di tradizione. Se siamo rimasti indietro, la colpa non ? tutta della ?globalizzazione cattiva? la colpa va almeno divisa, con chi, avendone la possibilit?, non ha voluto osare, non ha provato a spostarsi su segmenti pi? innovativi, a confrontarsi col consumatore finale, laddove si creano davvero le ricchezze. Mentre il tessile boccheggia, le grandi aziende della moda sfornano fatturati con il pi?, spesso anche a due cifre.Se vogliamo difendere la nostra citt? e rilanciarla, dobbiamo crearne un?immagine adeguata e positiva nel mondo: per decenni siamo stati la citt? degli stracci, anche quando da molto tempo non ci meritavamo pi? questo appellativo. Non abbiamo fatto a tempo a scucircelo di dosso, che siamo diventati la citt? dei cinesi: sporchi, brutti e cattivi, ancora peggio degli stracci. Una sola proposta, un appello, quasi: smettiamola di farci male da soli. Basta quello che ci fanno gli altri.
92 2 minuti di lettura