CGIL: EPIFANI, BASTA VIOLENZA MA 1 MLN LAVORATORI A RISCHIO REDDITO

Ferma condanna della Cgil agli attacchi alle sedi Cisl e di Confidustria anche da parte di iscritti alla Fiom, ma il segretario generale del sindacato di Corso Italia, Guglielmo Epifani, avverte anche che un milione di persone sta rischiando di non avere piu’ un reddito: non il lavoro, non la pensione, non la cassa integrazione o la mobilita’.Rispetto a questi episodi la nostra condanna e’ stata assolutamente inequivoca. Sono gesti che non appartengono alla cultura democratica della Cgil – dice Epifani in un’intervista a Repubblica -. Naturalmente, mentre lo dico, mi rendo conto che le scelte degli altri, cioe’ della Cisl e della Uil, sono sbagliate. Non si puo’ destrutturare un contratto senza un rapporto democratico con i lavoratori.Queste scelte sono causa non secondaria del malessere operaio, che, sia chiaro, non c’entra nulla con la violenza.Il problema e’ che c’e’ una gigantesca questione di deficit di regole sulla rappresentativita’ e la democrazia sindacali.E’ un tema che va affrontato con urgenza.Per questo il leader della Cgil sottolinea che con Cisl e Uil dobbiamo al piu’ presto riparlarne perche’ altrimenti si corre dritti verso l’anarchia e la balcanizzazione dei rapporti sindacali.Tutti insieme – spiega Epifani – abbiamo gestito con attenzione il malessere sociale che e’ derivato dalla recessione. Ora si deve stare molto attenti alle situazioni di crisi aziendali che sembrano senza sbocco. Li’, l’ansia e la disperazione possono portare a un conflitto sociale molto forte. Dico al governo e al Parlamento di occuparsi di questo. Bisogna innanzitutto rifinanziare la cassa integrazione in deroga.Per il segretario generale della Cgil, e’ il momento di passare alle decisioni. Sono problemi urgenti e drammatici.Ci sono almeno 100 mila lavoratori che dalla mobilita’ non possono andare in pensione perche’ nel frattempo e’ aumentata l’eta’ pensionabile. E poi i precari della scuola, del pubblico impiego, delle universita’. C’e’ quasi un milione di persone che rischia di perdere qualsiasi forma di protezione al reddito. ASCA

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