Italia fanalino di coda in Europa per consumi delle famiglie. A lanciare l’allarme e’ l’Ufficio Studi dell’Associazione Nazionale delle Cooperative dei Consumatori, che nel Rapporto Coop 2010 dedicato a Consumi e distribuzione fotografa la situazione attuale nel nostro Paese paragonandola al contesto europeo e internazionale.Il Rapporto mette il luce come la crisi si sia tradotta soprattutto in una forte contrazione dei consumi pro-capite, che nel biennio 2007-2009 si sono ridotti in Italia di oltre 600 euro (di cui 181 nella sola componente alimentare) a prezzi costanti. Un andamento decisamente piu’ negativo rispetto a quello che si e’ registrato in Europa, dove sul piano dei consumi la reazione alla crisi e’ stata meno penalizzante: fatta eccezione per la Spagna, infatti, in Germania i consumi hanno registrato una leggerissima flessione e in Francia sono addirittura cresciuti.D’altronde, come evidenzia il Rapporto Ancc-Coop, e’ il nostro paese ad aver subito piu’ di altri l’impatto sociale della crisi. Tant’e’ che oltre il 37% degli italiani, a fronte di una media europea che si attesta al 24%, percepisce un aumento della poverta’ nel tessuto sociale a cui appartiene. Una percezione che trova conferma nelle difficolta’ delle famiglie a sostenere impegni di pagamento anche ordinari, per non parlare di spese occasionali o straordinarie. Una spesa imprevista di 1000 euro, dice il rapporto Ancc-Coop, mette in difficolta’ i 23 dei cittadini italiani, con il 21% di loro (a fronte di una media europea che non supera il 12%) che ammette di avere difficolta’ a sostenere spese necessarie come quelle relative alla cura dei propri figli. A ‘tirare di piu’ la cinghia’ sono soprattutto le giovani generazioni, piu’ penalizzate di altre in termini di perdita di posti di lavoro, e i residenti del Mezzogiorno e delle Isole. Significativo notare come ai primi posti della classifica dei consumi che hanno subito maggiori diminuzioni figurino beni di prima necessita’ come pane e cereali (-5,2% nel biennio 2007-2009), pesce (-4,3%), latte, formaggi e uova (-3,3%), olii e grassi (-3,4%). La domanda, poi, e’ ovviamente crollata per quei prodotti di cui e’ possibile rinviare l’acquisto: arrendamento (-7%), elettrodomestici (-8,7%), e abbigliamento (-10,9%). E gli italiani sono anche diventati piu’ sobri: il 14% dichiara di aver ridotto l’acquisto di alcolici, l’11% il fumo.In controtendenza l’elettronica di consumo che ha continuato a crescere durante la crisi fracendo registrare nel biennio preso in esame un incremento del 16%.Una vera ripresa, pero’, ancora non si vede: nelle prime 33 settimane del 2010 il mercato della grande distribuzione ha subito una flessione delle vendite dello 0,3%. La situazione appare insomma ancora problematica, e a dimostrare le difficolta’ delle famiglie italiane sono le contrazioni che si registrano in prodotti di base come la pasta di semola (-2,3%), le conserve a base di pomodoro (-2,3%), l’olio d’oliva (-1,7%) e gli olii di semi (-5%). Di ripresa dei consumi – osserva Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia – purtroppo non ne possiamo parlare. Siamo di fronte a una crisi importante che si sta ripercuotendo anche sulle imprese distributive. Dai toni piu’ ottimistici la valutazione di Enrico Migliavacca, vicepresidente di Ancc-Coop: C’e’ una forte propensione al risparmio. Questo e’ un momento importante per capire quello che sta succedendo e inquadrare la situazione. ASCA
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