In Toscana, oltre mille donne hanno detto gi s al parto ‘dolce’, senza dolore, grazie a un’iniezione endovenosa di un farmaco basato sull’oppio. E’ la sperimentazione, portata avanti dal centro ospedaliero universitario di Careggi, per garantire un’alternativa alle donne che non possono o non vogliono sottoporsi all’epidurale. E, secondo l’indagine commissionata dallo stessa unit operativa, l’87% si ritiene pienamente soddisfatta del nuovo trattamento.A condurre la sperimentazione, il reparto di anestesia del dipartimento materno-infantile della struttura, guidato dalla dottoressa Anna Maria Melani, coinvolta anche a livello familiare. La paziente ‘zer che ha sperimentato l’oppio come antidolorifico stata proprio la figlia della dottoressa, che nel 2005 disse no all’iniezione nella colonna vertebrale e test il farmaco di ultima generazione, il remifentanil. E’ stato un volo sicuro – spiega Melani – perch questo oppioide era gi stato sperimentato e si sapeva gi molto sui suoi meccanismi di azione. Si tratta di un prodotto che agisce rapidamente e altrettanto velocemente viene eliminato dall’organismo.La sperimentazione partita dopo l’ok del comitato etico dell’ospedale. La specialista ha messo a punto il protocollo e sono cominciati i ‘parti alternativi’. Studiato per garantire un parto dolce anche alle pazienti con problemi di coagulazione, una controindicazione che non permette di sottoporsi all’epidurale, l’oppioide viene somministrato per infusione continua, ma il dosaggio non standard. Per ogni paziente la quantit ‘tagliata su misur e dipende dai recettori oppioidi endogeni, spiega la Melani.Il segreto di questo prodotto nel metabolismo. E’ un farmaco che non si accumula – spiega ancora la dottoressa Melani – e non ha effetti collaterali n per la mamma n per il bambino, perch viene metabolizzato da enzimi sempre presenti nell’organismo, anche in quello del beb.Il reparto oggi riceve molte richieste per questo approccio innovativo. In particolare sono donne terrorizzate dagli aghi o dai rischi dell’iniezione spinale, osserva la specialista. La tecnica adottata si sposa con la filosofia dell’ospedale fiorentino che punta sulla non medicalizzazione del parto. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati dalla rivista internazionale ‘Anesthesia and analgesia’. da repubblica.it
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